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Home Articoli e commenti (civile) Scuola Organi collegiali scolastici della scuola secondaria di primo grado


Organi collegiali scolastici della scuola secondaria di primo grado

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ORGANI COLLEGIALI SCOLASTICI DELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO 

COMPOSIZIONE E FUNZIONAMENTO 

 

(ROBERTO PASQUALI)

   

 La scuola disegnata dal D.Lgs 16.04.1994 n.297 (c.d. Testo Unico delle disposizioni vigenti relative alle scuole di ogni ordine e grado), complesso normativo che ha raccolto e ordinato tutte le disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, è una comunità in cui interagiscono varie componenti (il corpo docente, il personale amministrativo, le famiglie ecc.) e non più un mero terminale passivo di norme statali.

C’è da tenere presente che l’art. 40 del suddetto D.Lgs. n. 297/94 dispone che “In mancanza dei regolamenti interni previsti dal presente titolo gli organi collegiali operano sulla base di regolamenti tipo predisposti dal Ministero della pubblica istruzione”: ne consegue che dove il regolamento d’Istituto nulla prevede, operano le disposizioni dei regolamenti predisposti dal ministero anche precedentemente all’entrata in vigore dello stesso testo unico (vigono ad esempio la Circolare Ministeriale 16.04.1975 n° 105 e il Decreto interministeriale 28 maggio 1975).

Con i principi esposti nel menzionato D.Lgs. n. 297/94 la scuola è dunque diventata un soggetto protagonista, anche  considerando che la  Legge 15.03.1997 n.59 ha successivamente attribuito a ciascun Istituto scolastico la personalità giuridica dotando gli stessi di autonomia finanziaria, di autonomia organizzativa e di autonomia didattica. Questo intento del nostro legislatore di coinvolgere tutte le componenti sociali interessate nella gestione dell’insegnamento e di adeguare la scuola alle mutevoli esigenze della nostra società, si realizza al massimo grado negli organi collegiali scolastici dove avviene il vero incontro tra le diverse componenti.

A livello superiore del singolo Istituto scolastico il D.Lgs. 30.06.1999 n° 233 ha previsto e disciplinato, a livello centrale,  il Consiglio Superiore della Pubblica Iscrizione, a livello regionale i Consigli Regionali dell’Istruzione e a livello locale  i Consigli Scolastici Locali: poiché tali organi non sono stati però costituiti nei termini prefissati dal citato D.Lgs., fino al loro insediamento restano in carica il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, i Consigli scolastici provinciali e i Consigli scolastici distrettuali.Nel singolo istituto, invece, gli organi collegiali previsti dalla vigente normativa, in cui sono presenti tutte le componenti sociali, sono il Consiglio di classe, il Consiglio d’Istituto, la Giunta esecutiva e l’Organo di Garanzia; il Collegio dei Docenti  è invece l’organo esclusivamente composto dal corpo insegnante. 

 ELEZIONE DEGLI ORGANI COLLEGIALI SCOLASTICI NELLA SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO 

1) Consiglio di Classe.

Tale Consiglio è stato istituito con D.P.R. 31.05.1974 n° 416 e, successivamente, è stato regolato dal citato  D.Lgs 16.04.1994 n.297.

L'elettorato attivo e passivo per l'elezione dei rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Classe (come in quello d’Istituto) spetta esclusivamente ai genitori degli alunni, o a chi ne fa legalmente le veci (Art. 30 D.Lgs  n.297/94).

E’ il Consiglio d’Istituto che stabilisce la data delle elezioni del Consiglio di Classe che deve aver luogo entro il 31 ottobre di ogni anno; la convocazione spetta al Direttore Didattico o al Preside (Art. 21 Ordinanza Ministeriale n° 215/91).

Le elezioni dei rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Classe hanno luogo sulla base di una unica lista comprendente tutti gli elettori. Ciascun elettore può votare due candidati. Il voto è personale, libero e segreto (art. 31 D.Lgs  n.297/94).

Per la sostituzione dei membri venuti a cessare per qualsiasi causa, o che abbiano perso i requisiti di eleggibilità, si procede alla nomina di coloro che, in possesso di detti requisiti, risultino i primi fra i non eletti delle rispettive liste. In caso di esaurimento delle liste si procede ad elezioni suppletive.

L'organo collegiale (sia il Consiglio di Classe che il Consiglio d’Istituto)  è comunque validamente costituito anche nel caso in cui non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza (art. 37 D.Lgs  n.297/94).

I membri eletti e quelli designati, i quali non intervengono, senza giustificati motivi, a tre sedute consecutive dell'organo di cui fanno parte, decadono dalla carica e vengono surrogati con le modalità previste dall'articolo 35 (art. 38 D.Lgs  n.297/94).

Il D.Lgs 16.04.1994 n.297 specifica infine che la partecipazione al Consiglio di Classe (come al Consiglio d’Istituto) è totalmente gratuita (art. 41 D.Lgs  n.297/94). 

2) Consiglio d’Istituto.

Le elezioni dei rappresentanti da eleggere nel Consiglio di Istituto hanno luogo con il sistema proporzionale sulla base di liste di candidati per ciascuna componente.Le liste dei candidati sono contrassegnate da un numero progressivo riflettente l'ordine di presentazione.  Nessun elettore può concorrere alla presentazione di più di una lista; nessun candidato può essere incluso in più liste per elezioni dello stesso livello né può presentarne alcuna.
Ciascuna lista può comprendere un numero di candidati sino al doppio del numero dei rappresentanti da eleggere per ciascuna categoria.
Ogni elettore può esprimere il proprio voto di preferenza per un solo candidato quando il numero di seggi da attribuire alla categoria sia non superiore a tre; può esprimere non più di due preferenze quando il numero dei seggi da attribuire sia non superiore a cinque; negli altri casi può esprimere un numero di voti di preferenza non superiori a un terzo del numero dei seggi da attribuire (art. 31
D.Lgs  n.297/94).

Con ordinanza del Ministro della pubblica istruzione sono stabilite le modalità per lo svolgimento delle elezioni, per la proclamazione degli eletti e per l'insediamento del Consiglio.

Le votazioni si svolgono di norma in un giorno non lavorativo e in quello successivo (art. 33 D.Lgs  n.297/94) Per la sostituzione dei membri elettivi del Consiglio d’Istituto (quindi non del Dirigente scolastico, membro di diritto)  venuti a cessare per qualsiasi causa, o che abbiano perso i requisiti di eleggibilità, si procede alla nomina di coloro che, in possesso dei detti requisiti, risultino i primi fra i non eletti delle rispettive liste. In caso di esaurimento delle liste si procede ad elezioni suppletive. In ogni caso i membri subentrati cessano anch'essi dalla carica allo scadere del periodo di durata dell'organo  (art. 35 D.Lgs  n.297/94).  

CONSIGLIO DI CLASSE

Nella scuola secondaria di primo grado fanno parte del Consiglio di Classe:a) il Dirigente Scolastico o il Preside, con  funzioni di Presidente; b) il corpo docente di classe; c) 4 rappresentanti dei genitori.I membri eletti nel Consiglio di Classe restano in carica un anno.

Il Consiglio di classe si deve riunire almeno una volta al mese (Art. 5 della Circolare Ministeriale n° 105/75).

Il Consiglio di Classe, in composizione completa, ha il compito di formulare al Collegio dei Docenti e al Collegio d’Istituto:

-proposte in ordine all'azione educativa e didattica; -di assumere iniziative di sperimentazione;

-di agevolare ed estendere i rapporti reciproci tra docenti, genitori ed alunni;

-di esprimere il parere sui libri da adottare;

-di formulare proposte per gite e visite didattiche. Fra le mansioni del Consiglio di Classe, sempre  in composizione completa, rientra anche quello relativo ai provvedimenti disciplinari a carico degli studenti (con dovere di astensione dei genitori degli alunni coinvolti).Al riguardo spetta al Consiglio di Classe, oltre all’irrogazione di sanzioni non tipizzate e previste nei singoli Regolamenti d’Istituto (ad es. mancanza di rispetto a persone, danneggiamenti, furti ecc.) anche l’irrogazione delle sanzioni che comportano l’allontanamento temporaneo dello studente dalla comunità scolastica per un periodo non superiore a 15 giorni  ( Art. 4 co. 8 del D.P.R. n° 235/07): tali sanzioni  sono comminate soltanto in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari derivanti dalla violazione dei doveri di cui all’art. 3 del D.P.R.  n. 249/98 (violenze, danneggiamenti reiterati, atti di “bullismo” ecc.).Durante il suddetto periodo di allontanamento è previsto un rapporto con lo studente e con  i suoi genitori  al fine di preparare il rientro dello studente sanzionato nella comunità scolastica.

Il Consiglio di Classe, in composizione limitata ai soli docenti,  ha il compito di valutare gli alunni.Sotto quest’ultimo aspetto, con Legge 30.10.2008, n° 169 (Riforma Gelmini) è stato stabilito che a decorrere dall’anno scolastico 2008-2009 la valutazione del comportamento degli studenti concorre alla valutazione complessiva dei medesimi e, se inferiore a 6/10, determina la non ammissione al successivo anno di corso.

Il Consiglio di Classe è presieduto dal Direttore Didattico o dal Preside oppure da un docente, membro del Consiglio, loro delegato e si riunisce in ore non coincidenti con l'orario delle lezioni. Le funzioni di segretario del Consiglio sono attribuite dal Direttore Didattico o dal Preside a uno dei docenti membro del Consiglio stesso. (Art. 5 D.Lgs  n.297/94). I membri elettivi del Consiglio di Classe (cioè i genitori) restano in carica per un anno.  

CONSIGLIO D’ISTITUTO  

Come abbiamo detto norma di riferimento è il  D.Lgs 16.04.1994 n.297 (c.d. Testo Unico delle disposizioni vigenti relative alle scuole di ogni ordine e grado).Le norme contenute nel Testo Unico si sostituiscono a quelle previgenti.

Altre fonti, come detto, vanno però a completare il quadro normativo scolastico in materia di funzionamento degli organi collegiali quali l’insieme di norme di fonti secondaria (decreti ministeriali, circolari, regolamenti) escluse necessariamente dal testo perché la delega di cui alla Legge n.121/91 (del Parlamento nei confronti del Governo) era riferita solo a disposizioni di natura legislativa.

La Legge 15/3/1997 n.59,  con l’attribuzione dell’autonomia scolastica e la personalità giuridica a tutte le scuole e il successivo Decreto Interministeriale n.44/2001, hanno modificato per certi aspetti alcune competenze degli organi collegiali scolastici ed in particolare del Consiglio d’Istituto, per armonizzarle con le nuove competenze attribuite ai Dirigenti scolastici.  

Composizione del Consiglio d’Istituto 

Il Consiglio d’Istituto, nelle scuole istruzione secondaria di primo grado, è costituito da:

a) 14 componenti, di cui 6 rappresentanti del personale docente, uno del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, 6 dei genitori degli alunni, il Direttore Didattico o il Preside (membro di diritto) (questo nelle scuole con popolazione scolastica fino a 500 alunni);

b) 19 componenti, di cui 8 rappresentanti del personale docente, 2 rappresentanti del personale amministrativo, tecnico e ausiliario e 8 rappresentanti dei genitori degli alunni, il Direttore Didattico o il Preside (membro di diritto) (questo nelle scuole con popolazione scolastica superiore a 500 alunni).

I rappresentanti del personale docente sono eletti dal Collegio dei Docenti nel proprio seno; quelli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario dal corrispondente personale di ruolo o non di ruolo in servizio nel circolo o nell'Istituto; quelli dei genitori degli alunni sono eletti dai genitori stessi o da chi fa legalmente le veci degli alunni.

Possono essere chiamati a partecipare alle riunioni del Consiglio d’Istituto, a titolo consultivo, senza diritto di voto, gli specialisti che operano in modo continuativo nella scuola con compiti medico-psico-pedagogici e di orientamento.

Il Consiglio d’Istituto (e la Giunta esecutiva eletta in seno ad esso) dura in carica per tre anni scolastici. Coloro che nel corso del triennio perdono i requisiti per essere eletti in Consiglio vengono sostituiti dai primi dei non eletti nelle rispettive liste (art. 8, co.10, D.Lgs  n.297/94).

 Attribuzioni del Consiglio d’Istituto 

I) Attribuzioni ex D.Lgs  n.297/94.Secondo l’art. 10 del D.Lgs  n.297/94 il Consiglio d’Istituto elabora e adotta gli indirizzi generali e determina le forme di autofinanziamento della scuola.
Per perseguire i fini suddetti esso ha pertanto le seguenti attribuzioni:

a) delibera il bilancio preventivo e il conto consuntivo e dispone in ordine all'impiego dei mezzi finanziari per quanto concerne il funzionamento amministrativo e didattico dell'Istituto.Stabilisce il D.I. n° 44/01 (art. 6) che Il Consiglio D'istituto verifica, entro il 30 giugno di ogni anno, le disponibilità finanziarie dell'Istituto nonché lo stato di attuazione del programma, al fine delle modifiche che si rendano necessarie, sulla base di apposito documento predisposto dal Dirigente.
Il Consiglio, altresì, con deliberazione motivata, su proposta della Giunta esecutiva o del Dirigente, può apportare modifiche parziali al programma in relazione anche all'andamento del funzionamento amministrativo e didattico generale ed a quello attuativo dei singoli progetti.
Le variazioni del programma, di entrata e di spesa, conseguenti ad entrate finalizzate, e gli storni, conseguenti a delibere del Consiglio d’Istituto, possono essere disposte con decreto del dirigente, da trasmettere per conoscenza al Consiglio d’Istituto.Durante l'ultimo mese dell'esercizio finanziario non possono essere apportate variazioni al programma, salvo casi eccezionali da motivare.
Il Direttore, al fine di rendere possibili le verifiche di cui sopra, predispone apposita relazione sulle entrate accertate e sulla consistenza degli impegni assunti, nonché dei pagamenti eseguiti.
Stabilisce ancora il D.I. n° 44/01 (art. 18) che il conto consuntivo approvato dal Consiglio d’Istituto in difformità dal parere espresso dal Collegio dei revisori dei conti, è trasmesso, entro il 15 maggio, all'Ufficio scolastico regionale, corredato di tutti gli allegati, del programma annuale, con relative variazioni e delibere, nonché di una dettagliata e motivata relazione, ai fini dell'adozione dei provvedimenti di competenza.  Nel caso in cui il Consiglio di istituto non deliberi sul conto consuntivo entro 45 giorni dalla sua presentazione, il dirigente ne dà comunicazione al Collegio dei revisori dei conti e al Dirigente dell'Ufficio scolastico regionale, che nomina un commissario ad acta per il relativo adempimento.Il conto consuntivo, corredato degli allegati e della delibera di approvazione, è conservato agli atti dell'istituzione scolastica.

b) fatte salve le competenze del Collegio dei Docenti e del Consiglio di Classe, delibera, su proposta della Giunta, per quanto concerne l'organizzazione e la programmazione della vita e dell'attività della scuola, nei limiti delle disponibilità di bilancio, nelle seguenti materie:
-adotta il Regolamento interno  dell'Istituto che deve fra l'altro, stabilire le modalità per il funzionamento della biblioteca e per l'uso delle attrezzature culturali, didattiche e sportive, per la vigilanza degli alunni durante l'ingresso e la permanenza nella scuola nonché durante l'uscita dalla medesima, per la partecipazione del pubblico alle sedute del Consiglio;

-delibera sull’acquisto, il rinnovo e la conservazione delle attrezzature tecnico-scientifiche e dei sussidi didattici, compresi quelli audio-televisivi e le dotazioni librarie, e acquisto dei materiali di consumo occorrenti per le esercitazioni;

-dispone ladattamento del calendario scolastico alle specifiche esigenze ambientali;

-stabilisce i criteri generali per la programmazione educativa

-stabilisce i criteri per la programmazione e l'attuazione delle attività parascolastiche, interscolastiche, extrascolastiche, con particolare riguardo ai corsi di recupero e di sostegno, alle libere attività complementari, alle visite guidate e ai viaggi di istruzione;

-promuove contatti con altre scuole o istituti al fine di realizzare scambi di informazioni e di esperienze e di intraprendere eventuali iniziative di collaborazione;

-delibera la partecipazione dell'Istituto ad attività culturali, sportive e ricreative di particolare interesse educativo;

-decide forme e modalità per lo svolgimento di iniziative assistenziali che possono essere assunte dal circolo o dall'istituto;

-stabilisce i criteri generali relativi alla formazione delle classi, all'assegnazione ad esse dei singoli docenti, all'adattamento dell'orario delle lezioni e delle altre attività scolastiche alle condizioni ambientali e al coordinamento organizzativo dei Consigli di Classe;

-esprime pareri sull'andamento generale, didattico ed amministrativo, dell'Istituto, e stabilisce i criteri per l'espletamento dei servizi amministrativi;
-esercita le funzioni in materia di sperimentazione ed aggiornamento;

-esercita le competenze in materia di uso delle attrezzature e degli edifici scolastici;

-delibera, sentito per gli aspetti didattici il Collegio dei Docenti, le iniziative dirette alla educazione della salute e alla prevenzione delle tossicodipendenze previste dall'articolo 106 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.
-si pronuncia su ogni altro argomento attribuito dal testo unico, dalle leggi e dai regolamenti, alla sua competenza.

II) Attribuzioni ex D.I. N° 44/01.

Il Decreto interministeriale 01.02.2001 n° 44 (Regolamento concernente le istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni  scolastiche) ha ampliato notevolmente le competenze del Consiglio d’Istituto attribuendo al medesimo delicate funzioni in ordine all’attività negoziale dell’Istituto scolastico.Il suddeto Decreto Interministeriale riconosce alle istituzioni scolastiche,  per il raggiungimento e nell'ambito dei propri fini istituzionali, “piena autonomia negoziale.
I limiti di questa autonomia negoziale sono i seguenti:

a) le istituzioni scolastiche non possono stipulare contratti aleatori, cioè contratti in cui l’entità o l’esistenza della controprestazione è collegata ad elemento incerto (ad es. scommesse) e, in genere operazioni finanziarie speculative;

b) le istituzioni scolastiche non possono partecipare a società di persone e società di capitali, fatta salva la costituzione e la partecipazione a consorzi, anche costituiti nella forma di società a responsabilità limitata.
c) le istituzioni scolastiche non possono  acquistare servizi per lo svolgimento di attività che rientrano nelle ordinarie funzioni o mansioni proprie del personale in servizio nella scuola, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 33, comma 2, lettera g) (partecipazione della scuola ad iniziative che comportino il coinvolgimento di agenzie, enti, università, soggetti pubblici o privati)  e dall'articolo 40 (contratti di prestazione d'opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, al fine di garantire l'arricchimento dell'offerta formativa, nonché la realizzazione di specifici programmi di ricerca e di sperimentazione).

Nell’ambito negoziale scolastico il Dirigente, quale rappresentante legale dell'Istituto, svolge l'attività necessaria per l'attuazione del programma annuale, nel rispetto delle deliberazioni del Consiglio d'Istituto. Nel caso in cui non siano reperibili tra il personale dell'Istituto specifiche competenze professionali indispensabili al concreto svolgimento di particolari attività negoziali, il dirigente, nei limiti di spesa del relativo progetto e sulla base dei criteri di cui all'articolo 33, comma 2, lettera g), può avvalersi dell'opera di esperti esterni. (Art. 32 D.I. n° 44/01).

Fermo quanto sopra spetta al Consiglio d’Istituto, ex art. 33 D.I. n° 44/01  deliberare in ordine alle seguenti attività negoziali:

a)all’accettazione e alla rinuncia di legati, eredità e donazioni;
b)alla costituzione o compartecipazione a fondazioni; 
all'istituzione o compartecipazione a borse di studio;

c)all'accensione di mutui e in genere ai contratti di durata pluriennale;
d)ai contratti di alienazione, trasferimento, costituzione, modificazione di diritti reali su beni immobili appartenenti alla istituzione scolastica, previa verifica, in caso di alienazione di beni pervenuti per effetto di successioni a causa di morte e donazioni, della mancanza di condizioni ostative o disposizioni modali che ostino alla dismissione del bene;

e)all'adesione a reti di scuole e consorzi;

f)all'utilizzazione economica delle opere dell'ingegno;

g)alla partecipazione della scuola ad iniziative che comportino il coinvolgimento di agenzie, enti, università, soggetti pubblici o privati;
h)all'eventuale individuazione del superiore limite di spesa p
er le attività di contrattazione riguardanti acquisti, appalti e forniture il cui valore complessivo ecceda il limite di spesa di € 2.000,00 oppure il limite preventivamente fissato dal Consiglio d'Istituto;

i)all'acquisto di immobili;

m)contratti di sponsorizzazione.

Al Consiglio d'Istituto spettano poi le deliberazioni relative alla determinazione dei criteri e dei limiti per lo svolgimento, da parte del Dirigente, delle seguenti attività negoziali:

n)contratti di locazione di immobili;

o)utilizzazione di locali, beni o siti informatici, appartenenti alla istituzione scolastica, da parte di soggetti terzi;

p) convenzioni relative a prestazioni del personale della scuola e degli alunni per conto terzi;

q)alienazione di beni e servizi prodotti nell'esercizio di attività didattiche o programmate a favore di terzi;

r)acquisto ed alienazione di titoli di Stato;

s)contratti di prestazione d'opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti;
t)partecipazione a progetti internazionali.

Nei casi specificamente individuati dal comma 1 (fattispecie da a ad i), l'attività negoziale è subordinata alla previa deliberazione del Consiglio d’Istituto. In tali casi, il Dirigente non può inoltre recedere, rinunciare o transigere se non previamente autorizzato dal Consiglio d’Istituto. In tutti gli altri casi (fattispecie da l a s), il Dirigente ha il potere di recedere, rinunciare e transigere, qualora lo richieda l'interesse dell'istituzione scolastica.

Procedura ordinaria di contrattazione

L’art. 34 del D.I. n° 44/01 individua una procedura di contrattazione ordinaria: “Per la attività di contrattazione riguardanti acquisti, appalti e forniture il cui valore complessivo ecceda il limite di spesa di € 2.000,00 oppure il limite preventivamente fissato dal Consiglio d'istituto, quando non risulti altrimenti disposto dalle norme di cui al capo secondo del presente titolo, il Dirigente procede alla scelta del contraente, previa comparazione delle offerte di almeno tre ditte direttamente interpellate. Resta salvo, comunque, quanto previsto dal comma 5 (“Le istituzioni scolastiche sono tenute ad osservare le norme dell'Unione Europea in materia di appalti e/o forniture di beni e servizi”). L'invito a presentare un'offerta deve contenere, oltre ai criteri di aggiudicazione, l'esatta indicazione delle prestazioni contrattuali, nonché i termini e le modalità di esecuzione e di pagamento. L'osservanza dell'obbligo di cui al presente articolo è esclusa quando non sia possibile acquisire da altri operatori il medesimo bene sul mercato di riferimento dell'Istituto. ……Le funzioni di ufficiale rogante, per la stipula degli atti che richiedono la forma pubblica, sono esercitate dal Direttore o da funzionario appositamente da lui delegato”.

Non è possibile applicare la procedura “ordinaria” di contrattazione solo nei seguenti casi:a) quando non sia possibile acquisire da altri operatori il medesimo bene sul mercato di riferimento dell'Istituto;b) quando si tratti delle speciali forme di contrattazione previste dagli articoli da 37 a 52 del D.I. n° 44/01 (punti da l) a s); c) quando l’Istituto scolastico, in esplicazione della propria autonomia decida di far ricorso alle procedure di gara disciplinate dalle norme generali di contabilità di stato (R.D. n° 2440/1923 con regolamento attuativo R.D. n° 827/1924): infatti l’art. 34 del D.I. n° 44/01 dispone, in merito alla contrattazione: “E' sempre possibile il ricorso alle procedure di gara disciplinate dalle norme generali di contabilità dello Stato”; d) quando le norme dell’Unione Europea in materia di appalti o forniture di beni o servizi richiedano una diversa e più restrittiva procedura; infatti, come detto, l’art. 34 del D.I. n° 44/01 dispone: “Le istituzioni scolastiche sono tenute ad osservare le norme dell'Unione Europea in materia di appalti e/o forniture di beni e servizi”.

L’istituto scolastico ha l’obbligo di dare pubblicità delle attività negoziali concluse con la procedura “ordinaria” con affissione all'albo della scuola. Una relazione sull'attività negoziale svolta dal Dirigente dell'istituzione scolastica è presentata alla prima riunione successiva del Consiglio d’Istituto. Il Dirigente riferisce, nella stessa sede, sull'attuazione dei contratti e delle convenzioni  e provvede alla tenuta della predetta documentazione. Il rilascio delle copie della documentazione in favore dei membri del Consiglio d’Istituto e degli altri organi dell'istituto è gratuito ed è subordinato ad una richiesta nominativa e motivata.
E' assicurato l'esercizio del diritto di accesso degli interessati alla documentazione inerente l'attività contrattuale svolta o programmata, ai sensi degli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241 (art. 35 del D.I. n° 44/01).

I lavori, le forniture e i servizi sono soggetti a collaudo finale, da eseguirsi, entro 60 giorni dalla loro ultimazione, consegna o esecuzione, ad opera del personale della scuola munito di adeguata competenza tecnica. A tal fine, il dirigente nomina un collaudatore singolo o apposite commissioni interne. Del collaudo è redatto apposito verbale.  Per le forniture di valore inferiore a € 2.000,00 l'atto formale di collaudo è sostituito da un certificato che attesta la regolarità della fornitura, rilasciato dal Dirigente o, su sua delega, dal direttore, o da un verificatore all'uopo nominato. Per i contratti inerenti alla fornitura di servizi periodici, è redatto dal direttore apposito certificato di regolare prestazione. Il saldo del pagamento dei lavori può essere disposto solo dopo l'emissione del certificato di collaudo o del certificato di cui sopra. Alla stessa data il dirigente può procedere allo svincolo delle garanzie eventualmente prestate. Per il collaudo di opere pubbliche, si procede secondo quanto previsto, al riguardo, dalla normativa sui lavori pubblici (Art. 35 del D.I. n° 44/01)

.Procedure diverse di contrattazione

Abbiamo visto che la procedura ordinaria non può essere seguita  quando bisogna far ricorso alle speciali forme di contrattazione previste dagli articoli da 37 a 52 del D.I. n° 44/01 (contratti di sponsorizzazione, contratti di locazione di immobili, utilizzazione di locali, beni o siti informatici, appartenenti alla istituzione scolastica, da parte di soggetti terzi,  convenzioni relative a prestazioni del personale della scuola e degli alunni per conto terzi, alienazione di beni e servizi prodotti nell'esercizio di attività didattiche o programmate a favore di terzi, acquisto ed alienazione di titoli di Stato, contratti di prestazione d'opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, partecipazione a progetti internazionali) oppure  quando l’Istituto scolastico decida, in esplicazione della propria autonomia, di ricorrere alle procedure di gara disciplinate dalle norme generali di contabilità di stato di cui al R.D. n° 2440/1923 con regolamento attuativo R.D. n° 827/1924.

1°- DETERMINATE FIGURE CONTRATTUALI

Per determinate alcune ben individuate figure contrattuali il  D.I. n° 44/01, negli articoli da 37 a 52, prevede una disciplina particolare che quindi rende inapplicabile la procedura ordinaria.Queste sono:

a) Alienazione di beni e fornitura di servizi prodotti dall'istituzione scolastica.Le istituzioni scolastiche, nell'esercizio dei compiti di formazione ed educativi, hanno facoltà di svolgere attività di servizi per conto terzi, nonché di alienare i beni prodotti nell'esercizio di attività didattiche o di attività programmate. La vendita in tal caso avviene con le modalità stabilite dal Consiglio d’Istituto, che provvede a determinare le condizioni contrattuali di fornitura e le garanzie richieste ai terzi per l'adempimento delle obbligazioni assunte verso l'Istituto (art. 38 del  D.I. n° 44/01);

b) Concessione di beni in uso gratuito.L’Istituto scolastico, per assicurare il diritto allo studio, su richiesta degli esercenti la potestà genitoriale, può concedere, in uso gratuito, beni mobili e libri, nonché programmi software, di cui sia licenziataria, con autorizzazione alla cessione d'uso. L’Istituto provvede a pubblicizzare, mediante affissione all'albo, l'elenco dei beni che possono essere concessi in uso gratuito ed i criteri di assegnazione e preferenza deliberati dal Consiglio di istituto. La concessione in uso non può determinare, per l'istituzione scolastica, l'assunzione di oneri eccedenti il valore di mercato del bene ed è subordinata all’assunzione di responsabilità per la utilizzazione del bene da parte del beneficiario ovvero, se minore o interdetto, degli esercenti la rappresentanza legale.  La concessione è sempre revocabile e non può mai estendersi oltre i periodi di tempo predeterminati (art. 39 del  D.I. n° 44/01);

c) Contratti di prestazione d'opera per l'arricchimento dell'offerta formativa.L’Istituto scolastico può stipulare contratti di prestazione d'opera con esperti per particolari attività ed insegnamenti, al fine di garantire l'arricchimento dell'offerta formativa, nonché la realizzazione di specifici programmi di ricerca e di sperimentazione. Il Consiglio d’Istituto, sentito il collegio dei docenti, disciplina nel regolamento di Istituto le procedure e i criteri di scelta del contraente, al fine di garantire la qualità della prestazione, nonché il limite massimo dei compensi attribuibili in relazione al tipo di attività e all'impegno professionale richiesto (art. 40 del  D.I. n° 44/01);

d) Contratti di sponsorizzazione.L’Istituto scolastico può concludere accordi di sponsorizzazione con soggetti pubblici o privati. E' accordata la preferenza a soggetti che, per finalità statutarie, per le attività svolte, ovvero per altre circostanze abbiano in concreto dimostrato particolare attenzione e sensibilità nei confronti dei problemi dell'infanzia e della adolescenza. E' fatto divieto di concludere accordi di sponsorizzazione con soggetti le cui finalità ed attività siano in contrasto, anche di fatto, con la funzione educativa e culturale della scuola (art. 41 del  D.I. n° 44/01);

e) Contratti di fornitura di siti informatici.Nella stipulazione di accordi diretti a garantire la fruizione, da parte dell'Istituto scolastico, di un proprio sito, raggiungibile attraverso l'accesso a reti informatiche, deve essere garantita la identificazione del fruitore responsabile di ogni accesso. All'uopo è fornita, a cura dell'istituzione scolastica, una chiave di accesso individuale ai responsabili nei singoli casi dell'accesso alla rete. La stipulazione dei contratti di fornitura dei siti deve tenere conto, ai fini della valutazione di convenienza, anche del costo della fornitura del servizio di utenza telefonica. Possono essere stipulate convenzioni con operatori che assicurino la fruizione di accessi individuali agli studenti. In tal caso, la valutazione di convenienza è operata tenendo conto di tale possibilità (art. 42 del  D.I. n° 44/01);

f) Contratti di concessione in uso dei siti informatici.E' in facoltà della istituzione scolastica ospitare sul proprio sito informatico istituzioni di volontariato, associazioni tra studenti, collegamenti verso altre istituzioni scolastiche, o enti di interesse culturale. E' sempre assicurata la parità di accesso e la libertà di espressione. Nella domanda di ammissione deve essere individuato un soggetto responsabile della attività e dei contenuti immessi sul sito gestito dalla istituzione scolastica. Possono essere stipulati contratti di sponsorizzazione del sito, subordinatamente al rispetto delle condizioni di cui all'articolo 41. Nella stipulazione dei contratti, delle convenzioni e dei patti di cui sopra, deve essere sempre riservata al Dirigente la facoltà di disattivare il collegamento quando le attività siano in contrasto, anche di fatto, con la funzione educativa e culturale della scuola (art. 43 del  D.I. n° 44/01);

g) Contratti di comodato.L'Istituto scolastico può ricevere in comodato da enti ed istituzioni, soggetti pubblici o privati, beni da utilizzare nello svolgimento della attività educativa e formativa.  Qualora il bene non sia immediatamente fruibile per gli scopi di cui sopra, e necessiti di lavori di adeguamento o di particolari condizioni od impieghi di personale, la durata del comodato deve essere tale da rendere economicamente conveniente l'impiego delle risorse dell'istituzione scolastica (art. 44 del  D.I. n° 44/01);

h)  Contratti di mutuo.L'impegno complessivo annuale per il rimborso dei mutui non può eccedere, sommato all'impegno per canoni di contratti di locazione finanziaria, il quinto della media dei trasferimenti ordinari dello Stato nell'ultimo triennio.  La durata massima dei mutui è quinquennale. In relazione agli assegnati finanziamenti di progetti comunitari e di formazione integrata superiore, dei quali sia pervenuta formale comunicazione, le istituzioni scolastiche possono chiedere, in attesa della materiale erogazione dei fondi, anticipazioni bancarie alle condizioni stabilite da apposita convenzione, stipulata dal Ministero della pubblica istruzione con le associazioni bancarie o a condizioni migliori (art. 45 del  D.I. n° 44/01);

i) Manutenzione degli edifici scolastici.Nei casi in cui la manutenzione ordinaria degli edifici scolastici e delle loro pertinenze è delegata all’Istituto scolastico dall'ente locale, ai sensi dell'articolo 3, comma 4, della legge 11 gennaio 1996, n. 23, l'istituzione scolastica può anticipare i fondi necessari all'esecuzione di lavori urgenti e indifferibili dandone immediata comunicazione all'ente locale competente, ai fini del rimborso (art. 46 del  D.I. n° 44/01);

l) Contratti di locazione finanziaria.L’Istituto scolastico, previa valutazione di convenienza da operarsi a cura del Dirigente ha facoltà di stipulare contratti di locazione finanziaria per la realizzazione di finalità istituzionali, con esclusione dell'acquisizione della disponibilità di beni immobili. E' sempre vietata la stipulazione di contratti di locazione finanziaria su beni precedentemente alienati al concedente dall'Istituto scolastico o da terzi. Quando l'istituzione scolastica non abbia interesse ad esercitare il potere di riscatto del bene, può determinarsi ad esercitarlo allorché, a seguito di richieste provenienti dal personale dell'istituzione stessa o da studenti, vi sia la possibilità di trasferirlo ai predetti soggetti, previa applicazione delle procedure di cui all'articolo 52 ad un prezzo non inferiore a quello di riscatto. In tal caso le procedure di cui al predetto articolo sono espletate prima dell'esercizio del potere di riscatto (art. 47 del  D.I. n° 44/01);

m) Contratti di gestione finalizzata delle risorse finanziarie.L’Istituto scolastico, nell'ambito delle risorse finanziarie disponibili, e con esclusione di quelle trasferite dallo Stato, dagli enti locali e dall'Unione europea, compatibilmente con la continuità dell'erogazione del servizio educativo e formativo, può stipulare contratti di gestione finanziaria finalizzata.  Tali contratti possono essere stipulati unicamente con istituzioni professionali di settore, abilitate all'esercizio delle attività bancarie e finanziarie. L’attività contrattuale di cui sopra deve essere finalizzata alla conservazione e all'incremento di risorse finanziarie non immediatamente impiegabili, da destinarsi ad una specifica opera di interesse dell'istituzione scolastica. I contratti di gestione devono sempre assicurare la conservazione del capitale impegnato ed un rendimento non inferiore a quello dei titoli di Stato con scadenza semestrale, al netto delle commissioni medie praticate dagli istituti bancari. I contratti di gestione devono prevedere forme di riscatto anticipato, a condizione che sia sempre garantita la conservazione del capitale e degli interessi medio-tempore maturati, decurtati degli importi dovuti a titolo di commissione (art. 48 del  D.I. n° 44/01);

n) Compravendita di beni immobili.L'alienazione di beni immobili di proprietà dell'istituto è sempre disposta con le procedure di gara disciplinate dalle norme generali di contabilità dello Stato  (di cui al R.D. n° 2440/1923 con regolamento attuativo R.D. n° 827/1924). L'aggiudicazione definitiva è subordinata al mancato esercizio del diritto di prelazione da parte di coloro che ne hanno diritto. Le istituzioni scolastiche possono acquistare beni immobili esclusivamente con fondi derivanti da attività proprie, da legati, eredità e donazioni (art. 49 del  D.I. n° 44/01);

o) Uso temporaneo e precario dell'edificio scolastico.La utilizzazione temporanea dei locali dell'Istituto forniti dall'ente locale competente può essere concessa a terzi a condizione che ciò sia compatibile con la destinazione dell'Istituto stesso ai compiti educativi e formativi.
Con la attribuzione in uso, l'utilizzatore assume la custodia del bene e risponde, a tutti gli effetti di legge, delle attività e delle destinazioni del bene stesso, tenendo nel contempo esente la scuola e l'ente proprietario dalle spese connesse all'utilizzo. L'edificio scolastico può essere concesso solo per utilizzazioni precarie e previa stipulazione da parte del concessionario, di una polizza per la responsabilità civile con un istituto assicurativo (art. 50 del  D.I. n° 44/01);

p) Appalti per lo smaltimento di rifiuti speciali.Qualora nell'esplicazione delle attività scolastiche vengano prodotti rifiuti che per legge devono essere assoggettati a trattamento speciale, il Dirigente provvede a concludere gli opportuni accordi con enti, aziende pubbliche e concessionari idonei al trattamento di rifiuti. E' consentito il ricorso a ditte operanti sul libero mercato solo ove non sia possibile fruire del servizio di smaltimento pubblico (art. 51 del  D.I. n° 44/01);

q) Vendita di materiali fuori uso e di beni non più utilizzabili.I materiali di risulta, i beni fuori uso, quelli obsoleti e quelli non più utilizzati sono ceduti dall'Istituto previa determinazione del loro valore, calcolato sulla base del valore di inventario, dedotti gli ammortamenti, ovvero sulla base del valore dell'usato per beni simili, individuato da apposita commissione interna.  La vendita avviene previo avviso da pubblicarsi nell'albo della scuola e comunicato agli alunni, sulla base delle offerte pervenute entro il termine assegnato. L'aggiudicazione è fatta al migliore offerente.  Nel caso in cui la gara sia andata deserta i materiali fuori uso possono essere ceduti a trattativa privata o a titolo gratuito e, in mancanza, essere distrutti.  I soli beni non più utilizzati possono essere ceduti direttamente a trattativa privata ad altre istituzioni scolastiche o ad altri enti pubblici (art. 52 del  D.I. n° 44/01);

r) Donazioni, eredità, legati.L’Istituto scolastico può accettare donazioni, legati ed eredità anche assoggettate a disposizioni modali, a condizione che le finalità indicate dal donante, dal legatario o dal de cujus non contrastino con le finalità istituzionali. Nel caso di donazioni, legati ed eredità finalizzati alla ristrutturazione di edifici di proprietà dell'ente locale, l'istituzione concorda con l'ente stesso le modalità di utilizzazione delle risorse.  L'istituzione scolastica può motivatamente rinunciare all'accettazione di legati.
La durata della locazione dei beni immobili pervenuti all'istituzione scolastica per effetto di successioni a causa di morte e donazioni non può mai eccedere i nove anni. Il contratto deve contenere una clausola di recesso contrattuale che assicuri la disponibilità del bene per le mutate esigenze dell'istituzione scolastica riconosciute nel programma annuale, garantendo un periodo di permanenza minimo del conduttore (art. 55 del  D.I. n° 44/01);

s) Progetti integrati di istruzione e formazione.Al fine di realizzare progetti integrati di istruzione e formazione, che richiedono la collaborazione con altre agenzie formative pubbliche e private, anche partecipando a programmi regionali, nazionali o comunitari, le istituzioni scolastiche, singolarmente o nella forma dell'accordo possono: stipulare convenzioni con università, regioni ed enti pubblici;
stipulare intese contrattuali con associazioni e privati;
partecipare ad associazioni temporanee con agenzie pubbliche e private che realizzino collaborazioni sinergiche per l'attuazione di particolari progetti di formazione.
Le intese di collaborazione con agenzie formative private, devono risultare da atto scritto, nel quale, ai fini della più ampia integrazione dei soggetti e delle risorse, sono delineati gli aspetti organizzativi del progetto da realizzare, sono definite le competenze di ciascun soggetto, nonché le attività amministrate da ciascuno e l'ammontare delle risorse da impiegare allo scopo.

2°-SCELTA DA PARTE DELL’ISTITUTO DI RICORRERE A PROCEDURE DI GARA DISCIPLINATE DALLE NORME GENERALI DI CONTABILITA’ DI STATO

Principio fondamentale della c.d. Legge sulla contabilità dello Stato è quello per cui l’ente non può scegliere liberamente il contraente come avviene nella contrattazione privata in quanto il soggetto pubblico dovrà entrare in contatto con il concorrente che, oltre a possedere i requisiti di serietà e professionalità, offra anche le condizioni negoziali più vantaggiose.In base alle norme di contabilità di Stato i sistemi di scelta del contrente sono:

-l’asta pubblica, aperta a tutti, nelle fasi della pubblicazione dell’avviso dell’asta, dell’ammisssione dei concorrenti, dello svolgimento dell’asta (con metodo della candela vergine, delle offerte segrete su prezzo segreto, delle offerte segrete su prezzo palese, pubblico banditore) e dell’aggiudicazione.L’asta è il sistema considerato normale  nei contratti attivi dell’ente (es. vendita); in quelli passivi (acquisti, forniture, appalti) la scelta tra l’asta e la licitazione privata è affidata al giudizio discrezionale dell’ente medesimo;

-la licitazione privata, non aperta a chiunque ma solo a quelli invitati dall’ente in base ad una valutazione ponderata, con aggiudicazione a quello tra tutti che abbia presentato un’offerta più vicina ad una cifra tenuta segreta e precedentemente determinata;

-l’appalto-concorso, adottato in genere per speciali lavori o  per la fabbricazioni di particolari oggetti, con invito a speciali ditte a presentare un progetto da valutare dal punta di vista tecnico e di convenienza economica;

-la trattativa privata, procedimento da utilizzare in via residuale, dopo semplici contatti informali con uno o più contraenti si sceglie quello più idoneo.

L’aggiudicazione e la stipulazione concludono la fase di contrattazione: i processi verbali di aggiudicazione nelle aste e nelle licitazioni private e i  contratti hanno effetto di contratto (art. 16 R.D. n° 2440/1923).

Il D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163 (c.d. Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE) per quanto riguarda gli appalti pubblici che hanno per oggetto  l’esecuzione di lavori (appalto pubblico di lavori) la fornitura di prodotti (appalto pubblico di forniture) e la prestazione di servizi (appalto pubblico di servizi) è però divenuta ormai la principale fonte normativa in materia; per quanto non espressamente previsto nel Codice dei contratti pubblici, le procedure di affidamento e le altre attività amministrative in materia di contratti pubblici si espletano nel rispetto delle disposizioni sul procedimento amministrativo di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241 e, nel rispetto delle norme del codice civile..L’art. 11 del suddetto Codice dei contratti pubblici stabilisce che l'aggiudicazione definitiva non equivale ad accettazione dell'offerta. L'aggiudicazione definitiva diventa efficace dopo la verifica del possesso dei prescritti requisiti. Divenuta efficace l'aggiudicazione definitiva, e fatto salvo l'esercizio dei poteri di autotutela nei casi consentiti dalle norme vigenti, la stipulazione del contratto di appalto o di concessione ha luogo entro il termine di sessanta giorni, salvo diverso termine previsto nel bando o nell'invito ad offrire, ovvero l'ipotesi di differimento espressamente concordata con l'aggiudicatario. L'offerta dell'aggiudicatario è irrevocabile fino a tale momento. Se la stipulazione del contratto non avviene nel termine fissato, l'aggiudicatario può, mediante atto notificato alla stazione appaltante, sciogliersi da ogni vincolo o recedere dal contratto. All'aggiudicatario non spetta alcun indennizzo, salvo il rimborso delle spese contrattuali documentate. Nel caso di lavori, se è intervenuta la consegna dei lavori in via di urgenza e nel caso di servizi e forniture, se si è dato avvio all'esecuzione del contratto in via d'urgenza, l'aggiudicatario ha diritto al rimborso delle spese sostenute per l'esecuzione dei lavori ordinati dal direttore dei lavori, ivi comprese quelle per opere provvisionali. Nel caso di servizi e forniture, se si è dato avvio all'esecuzione del contratto in via d'urgenza, l'aggiudicatario ha diritto al rimborso delle spese sostenute per le prestazioni espletate su ordine del direttore dell'esecuzione. Il contratto non può comunque essere stipulato prima di trenta giorni dalla comunicazione ai controinteressati del provvedimento di aggiudicazione salvo motivate ragioni di particolare urgenza che non consentono all'amministrazione di attendere il decorso del predetto termine. Il contratto è stipulato mediante atto pubblico notarile, o mediante forma pubblica amministrativa a cura dell'ufficiale rogante dell'amministrazione aggiudicatrice, ovvero mediante scrittura privata.

III) Attribuzioni in materia di sanzioni disciplinari

Spetta al Consiglio d’Istituto l’irrogazione di sanzioni disciplinari in presenza di fatti di particolare gravità commessi dagli alunni. Norme di riferimento sono quelle contenute nel D.P.R. 24.06.1998 n° 249 (“Regolamento recante  modifiche ed integrazioni al D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, concernente lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria”), integrato e modificato dal D.P.R. 21.11.2007 n. 235 (“Regolamento recante modifiche ed integrazioni al D.P.R. 24 giugno 1998, n, 249, concernente lo Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria. Istituzione Organo di Garanzia Regionale”).

L’art. 3 del D.P.R. n° 249/98 elenca i doveri degli alunni che, se disattesi, fanno scattare il meccanismo dell’applicazione della sanzione disciplinare: “Gli studenti sono tenuti a frequentare regolarmente i corsi e ad assolvere assiduamente agli impegni di studio.  Gli studenti sono tenuti ad avere nei confronti del capo d’Istituto, dei docenti, del personale tutto della scuola e dei loro compagni lo stesso rispetto, anche formale, che chiedono per se stessi. Nell’esercizio dei loro diritti e nell’adempimento dei loro doveri gli studenti sono tenuti a mantenere un comportamento corretto e coerente con i principi di cui all’art. 1 (“La vita della comunità scolastica si basa sulla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione, sul rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e condizione, nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale”). Gli studenti sono tenuti ad osservare le disposizioni organizzative e di sicurezza dettate dai regolamenti dei singoli istituti. Gli studenti sono tenuti a utilizzare correttamente le strutture, i macchinari e i sussidi didattici e a comportarsi nella vita scolastica in modo da non arrecare danni al patrimonio della scuola. Gli studenti condividono la responsabilità di rendere accogliente l’ambiente scolastico e averne cura come importante fattore di qualità della vita della scuola”.Le mancanze alle regole della disciplina, sono fissate dai Regolamenti dei Consigli d'Istituto, con la specificazione di doveri e/o divieti di comportamento e di condotta degli alunni, che comportano, di conseguenza, l'irrogazione di sanzioni, correlate alle infrazioni, da parte dell'organo competente.

Vi sono vari gradi di sanzione:

a) sanzioni meno gravi e diverse dall'allontanamento temporaneo dello studente dalla comunità scolastica, le quali devono essere definite e individuate dal Regolamento d'Istituto.Esse usualmente sono il richiamo verbale, l’ammonizione scritta sul diario,   l’ammonizione scritta sul registro di classe, l’esclusione da attività ludiche o da gite scolastiche, la convocazione scritta dei genitori.Tali sanzioni vendono irrogate dal singolo docente, dal Dirigente o dal Consiglio di Classe (in composizione piena).Si pensi ai casi di uso del cellulare in classe, alle negligenze ripetute, ai ritardi reiterati, alle assenze ingiustificate ecc.

b) sanzioni che comportano l'allontanamento dello studente per un periodo non superiore ai 15 gg., le quali sono adottate, come detto in precedenza, dal Consiglio di classe, riunito nella composizione allargata a tutte le componenti.Queste sanzioni vengono irrogate ad esempio per comportamenti offensivi della morale, della religione, per gravi danneggiamenti del patrimonio scolastico, per mancanza di rispetto alle persone ecc. Nei periodi di allontanamento non superiori a quindici giorni deve essere previsto un rapporto con lo studente e con i suoi genitori tale da preparare il rientro nella comunità scolastica. In ogni caso il temporaneo allontanamento dello studente dalla comunità scolastica può essere disposto solo in caso di gravi o reiterate infrazioni disciplinari

c) sanzioni che comportano l'allontanamento dello studente per un periodo superiore ai 15 gg. le quali sono adottate dal Consiglio d’Istituto.L'allontanamento dello studente dalla comunità scolastica oltre i 15 gg. è disposto quando siano stati commessi reati che violano la dignità e il rispetto della persona umana o vi sia pericolo per l'incolumità delle persone (es. atti di bullismo). In tale caso la durata dell'allontanamento è commisurata alla gravità del reato ovvero al permanere della situazione di pericolo. Si cerca, anche in questo caso, e per quanto possibile, di instaurare  un rapporto con lo studente e con i suoi genitori in coordinamento, ove necessario, anche con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria, per promuovere un percorso di recupero educativo che miri all'inclusione, alla responsabilizzazione e al reintegro, ove possibile, nella comunità scolastica.

d) sanzioni che comportano l'allontanamento dello studente fino al permanere della situazione di pericolo, le quali sono adottate dal Consiglio d’Istituto. Con riferimento alle sanzioni di cui ai punti c) e d), occorrerà chiaramente evitare che l’applicazione di tali sanzioni determini, quale effetto implicito, il superamento dell’orario minimo di frequenza richiesto per la validità dell’anno scolastico. Per questa ragione dovrà essere prestata una specifica e preventiva attenzione allo scopo di verificare che il periodo di giorni per i quali si vuole disporre l’allontanamento dello studente non comporti automaticamente, per gli effetti delle norme di carattere generale, il raggiungimento di un numero di assenze tale da compromettere comunque la possibilità per lo studente di essere valutato in sede di scrutinio.

e) sanzioni che comportano l'allontanamento dello studente  fino al termine dell'anno scolastico o che comportano l'esclusione dello studente dallo scrutinio finale, o la non ammissione all'esame di Stato conclusivo del corso di studi, le quali sono adottate dal Consiglio d'Istituto.

Queste sanzioni verranno irrogate nei casi di recidiva, di atti di violenza grave, o comunque connotati da una particolare gravità tale da ingenerare un elevato allarme sociale. (Art. 1 del D.P.R. n° 235/07).Stabilisce l’art. 1 comma  9-ter del D.P.R. n° 235/07 che in ogni caso le sanzioni disciplinari che comportano l’allontanamento dell’alunno dalla comunità scolastica  possono essere irrogate soltanto previa verifica della sussistenza di elementi concreti e precisi dai quali si desuma che l'infrazione disciplinare sia stata effettivamente commessa da parte dello studente incolpato.In ogni caso, specifica il citato D.P.R. che i provvedimenti disciplinari devono avere finalità educativa e tendere al rafforzamento del senso di responsabilità ed al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente attraverso attività di natura sociale, culturale ed in generale a vantaggio della comunità scolastica.Naturalmente la responsabilità disciplinare è personale e nessuno può essere sottoposto a sanzioni disciplinari senza essere stato prima invitato ad esporre le proprie ragioni. Come detto ora, con Legge 30.10.2008, n° 169 (Riforma Gelmini), è stato stabilito che la valutazione del comportamento degli studenti concorre alla valutazione complessiva dei medesimi e, se inferiore a 6/10, determina la non ammissione al successivo anno di corso.

Al riguardo ha precisato la giurisprudenza amministrativa che anche in presenza di un singolo episodio di goliardia o comunque di esuberanza tra compagni di scuola (in particolare, l'avere preso parte l'alunno a cori di scherno verso altro compagno durante una gita), è legittima una valutazione di sufficienza in condotta da parte dell'Autorità scolastica relativamente al suo autore, laddove l'episodio in questione possa ritenersi espressivo di un generale e più radicato atteggiamento vessatorio, che sia tale da costituire un ambiente sfavorevole per qualcuno dei compagni di classe, secondo il prudente apprezzamento dell'Autorità scolastica medesima, che è responsabile sia della valutazione educativa e pedagogica della rilevanza dei fatti, sia della conseguente e doverosa azione educativa cui è chiamata per correggere gli squilibri che l'hanno prodotta (Così TAR Calabria  07.10.2009 n° 629). In nessun caso può essere sanzionata, né direttamente né indirettamente, la libera espressione di opinioni correttamente manifestata e non lesiva dell'altrui personalità.

Le sanzioni sono sempre temporanee, proporzionate alla infrazione disciplinare e ispirate al principio di gradualità nonché, per quanto possibile, al principio della riparazione del danno. Esse tengono conto della situazione personale dello studente, della gravità del comportamento e delle conseguenze che da esso derivano. Allo studente è sempre offerta la possibilità di convertirle in attività in favore della comunità scolastica.
Gli atti deliberativi del Consiglio d’Istituto sono atti amministrativi definitivi e, come tali, impugnabili con ricorso al TAR o con ricorso straordinario al Capo dello Stato.
 

Convocazione delle riunioni 

La prima seduta del nuovo Consiglio d’Istituto è convocata e presieduta dal Dirigente scolastico (Art. 48 O.M. n° 215/98).Ciò solo per il tempo necessario per l’elezione del Presidente e del Vicepresidente: appena effettuata la nomina,  infatti, presiede l’assemblea  il Presidente eletto.

L’elezione del Presidente e del Vicepresidente avviene a maggioranza assoluta (la metà più uno): qualora non si raggiunga il quorum alla prima votazione il Presidente e il Vicepresidente sono eletti a maggioranza relativa purché ci sia la metà più uno dei membri in carica.A parità di voti è eletto il più anziano di età (Art. 10 Circolare Ministeriale n° 105/75)Stabilisce l’art. 49 dell’O.M. n° 215/98 che qualora, per qualsiasi causa, non sia presente nel Consiglio di Istituto la rappresentanza dei genitori, il Consiglio è presieduto dal consigliere più anziano di età a norma dell'art. 2 del decreto interministeriale 28 maggio 1975.Le convocazioni successive sono di competenza del Presidente ed avvengono per atto formale, notificato a tutti i componenti in carica almeno 5 giorni prima della riunione (art. 2 Decreto interministeriale 28 maggio 1975; art. 1  Circolare Ministeriale 16.04.1975 n° 105).

Il regolamento d’Istituto deliberato dal Consiglio di Istituto può prevedere un termine maggiore.Il Presidente può convocare il Consiglio quando lo ritiene opportuno, ma la convocazione può essere richiesta anche da 1/3 dei membri e dalla Giunta esecutiva; in questo caso il Presidente è obbligato ad adempiere alla richiesta entro un tempo relativamente breve, da concordarsi con i richiedenti.

Dispone l’art. 1  della Circolare Ministeriale  n° 105/75 che “La convocazione deve essere effettuata con lettera diretta ai singoli membri dell'organo collegiale e mediante affissione all'albo di apposito avviso; in ogni caso, l'affissione all'albo dell'avviso è adempimento sufficiente per la regolare convocazione dell'organo collegiale”.

L’omessa convocazione anche di uno dei componenti dell’organo collegiale determina l’illegittimità delle sedute e delle deliberazioni adottate, che può essere fatta valere dall'avente titolo a partecipare alle sedute, indipendentemente da ogni prova di esistenza sull’esito delle votazioni. Le convocazioni possono essere partecipate anche in luogo diverso dal domicilio dei componenti, ma è essenziale che per ogni riunione sia definito l’ordine del giorno e ve ne sia menzione nella convocazione (Consiglio di Stato, sez. 6a, 19 febbraio 2002 n. 998).E’ stata anche ritenuta valida una convocazione, effettuata dall’intero organo collegiale nel corso di una seduta, qualora siano presenti  tutti i consiglieri (Consiglio di Stato sentenza n.337 del 31/05/74).

L’avviso scritto di convocazione deve recare  l’indicazione del giorno, dell’ora e del luogo, nonché l’elenco degli argomenti iscritti all’ordine del giorno. In caso di mancanza di uno dei suddetti elementi, l’atto di convocazione è da ritenersi nullo in quanto non fornisce tutti gli elementi cognitivi necessari per lo svolgimento della riunione.L’avvenuta notifica deve risultare per apposta firma di ricevuta nel caso di raccomandata a mano, o dalla ricevuta postale se trasmessa per posta: il Regolamento d’Istituto può prevedere forme diverse di notifica.Il Consiglio di Stato, coerentemente alla giurisprudenza civilistica, ha avuto modo di precisare che la prova della conoscenza di un atto recettizio da parte del destinatario, a meno che non derivi dalla confessione dell'interessato o da comportamenti univoci che la dimostrino specificamente, non può essere desunta indirettamente, mediante la prova della spedizione, occorrendo la dimostrazione, con mezzi idonei e diretti (quale, nel caso di spedizione a mezzo servizio postale, la cartolina di ricevimento restituita al mittente) della sua consegna al destinatario, personalmente o per il tramite di persona legittimata a riceverla in sua vece (dec. n. 1304 del 9 settembre 1997).Il suddetto principio si accompagna all’altro, di ordine generale, secondo cui soltanto la lettera raccomandata costituisce prova certa della spedizione attestata dall'ufficio postale attraverso la ricevuta, da cui - anche in mancanza dell'avviso di ricevimento - può desumersi il suo arrivo a destinazione, mentre, al contrario, il ricorso a diverse forme di comunicazione esige che sia altrimenti ed idoneamente provata l'effettiva spedizione dell'atto, che deve essere fornita con mezzi idonei, anche mediante presunzioni, purché queste siano caratterizzate dai requisiti della gravità, della precisione, e della concordanza (così Cass., sez. II, n. 1265 del 15 febbraio1999).

Nel caso di convocazione d’urgenza, entro le 24 ore, l’avviso scritto può essere sostituito da comunicazione telegrafica o telefonica, in questo caso l’avvenuta notifica deve risultare dal registro fonogrammi e deve essere protocollata.L’avviso di convocazione deve essere affisso all’albo dell’istituto.

La mancata convocazione di uno o più componenti rende dunque  illegittima l’adunanza e, conseguentemente, le deliberazioni nella stessa prese, a nulla rilevando la presenza del numero legale, che non sana il vizio della convocazione.

In riferimento agli argomenti iscritti all’ordine del giorno esistono diverse enunciazioni giurisprudenziali. Il Consiglio di Stato (Sez.VI, dec. 5/6/1979 n.427) ha affermato che: “Nell’ordine del giorno della seduta di un organo collegiale deve essere menzionato l’oggetto della deliberazione con espressioni idonee a consentire la precisa indicazione degli argomenti da trattare, in modo che i singoli membri del collegio abbiano la possibilità di valutare l’importanza della seduta ed il contenuto dei problemi”.

Se ne deduce che la voce “varie ed eventuali”, mancando dei requisiti di chiarezza e precisione, non può ritenersi legittima e, pertanto, nessuna proposta può essere sottoposta a deliberazione di un collegio deliberante o consultivo, se non sia stata compresa nell’ordine del giorno e, salvo i casi di urgenza, se gli atti amministrativi non siano stati messi a disposizione dei membri del collegio almeno 24 ore prima (art.278 T.U. 3/3/1930 n.383).Può essere prevista la possibilità di allargare i punti all’ordine del giorno, inserendo un’ulteriore argomento, purché la decisione sia presa all’unanimità e con la presenza di tutti i consiglieri in carica.Il Consiglio di Stato (dec. 14/7/1970 n.679) ha però specificato che : “E’ legittima la deliberazione di un organo collegiale in ordine ad una materia non specificatamente indicata all’ordine del giorno,allorché risulti per certo che tutti i componenti del collegio erano preparati per discutere l’argomento e lo hanno discusso, deliberando all’unanimità”.

L’ordine della discussione dei punti all’ordine del giorno può essere invertito nel corso di una seduta, con decisione presa a maggioranza dei componenti presenti.

Nell’avviso di convocazione deve essere indicato che tutta la documentazione relativa agli argomenti  iscritti all’ordine del giorno può essere esaminata presso ’ufficio di segreteria o altro luogo utile, con l’indicazione dei giorni e dell’orario in cui ciò è possibile.Ha affermato in merito il Consiglio di Stato (Sez.V, dec. 17/4/1973 n.383): “Ai sensi dell’art.278 – T.U. 3/3/1934 n.383 in via di massima, nessuna proposta può essere sottoposta a deliberazione di un collegio amministrativo deliberante o consultivo se gli atti relativi non siano stati messi a disposizionedei membri del collegio almeno 24 ore prima; tale norma, peraltro, consente deroga alla regola di urgenza e, pertanto, spetta a colui che denuncia l’inosservanza della norma stessa provare che, nel caso concreto, non sussistano gli estremi dell’urgenza o che il ritardo nella convocazione non abbia consentito agli invitati alla riunione di essere adeguatamente informati dell’oggetto della riunione stessa”.Il Consiglio si riunisce in orario non coincidente con l’orario delle lezioni e comunque compatibilmente con gli impegni di lavoro dei suoi componenti. 

Costituzione del Consiglio e validità delle deliberazioni  

Sono previsti due momenti di vita del Consiglio d’Istituto (come per tutti gli  organi collegiali): il primo riguarda la validità della costituzione, il secondo la validità delle adunanze.Per la validità della costituzione l’organo, come detto, è validamente costituito anche se non tutte le componenti abbiano espresso la propria rappresentanza. Se ad esempio nessuno dei genitori viene eletto si ritiene che il mancato esercizio del diritto equivale a rinuncia ad avvalersene.Il numero legale per la validità delle adunanze di un organo collegiale è la metà più uno dei componenti salvo che disposizioni speciali prescrivano diversamente.

In caso di parità, prevale il voto del presidente (art.37 D.L.vo 16 aprile 1994 n. 297).Nel caso in cui il numero dei componenti dell’organo collegiale sia dispari, la determinazione della metà più uno richiede l’adozione di un particolare criterio.Il Consiglio di Stato ha precisato che il numero richiesto per la validità della seduta o per il raggiungimento della maggioranza, in questi casi, si ottiene dividendo per due il numero dispari maggiorato di una unità.Per esempio in un Consiglio di Istituto di 19 membri, la metà più uno è 11, visto che la metà è 10 (che si ricava da 19+1=20 :2=10).Il voto dei consiglieri è palese; la votazione è segreta solo quando si faccia questione di persone.TAR Emilia Romagna – Bologna, (dec. 24/5/1979 n.289) ha precisato che: “L’obbligo di adottare a scrutinio segreto le deliberazioni concernenti persone sussiste solo quando debbono essere esercitate facoltà discrezionali fondate sull’apprezzamento delle qualità e degli atti di una persona”.Secondo il Consiglio di Stato non è prescritta l’adozione dello scrutinio segreto per i provvedimenti della Giunta e del Consiglio che, pur concernendo persone, costituiscono accertamento obiettivo di un fatto puro e semplice, con esclusione di esercizio di un qualsivoglia potere discrezionale.  

Attribuzioni del Presidente e svolgimento delle sedute

Il Dirigente scolastico è presidente di diritto della Giunta esecutiva, del Collegio docenti e del Consiglio di Classe. Nel Consiglio d’Istituto,  invece il Presidente viene eletto, a maggioranza assoluta dei componenti, tra i rappresentanti dei genitori degli alunni.Le attribuzione principali del Presidente del Consiglio d’Istituto sono quelle di convocare le riunioni, affidare le funzioni di segretario ad un componente dell’organo, regolare lo svolgimento delle riunioni e di autenticare con sua firma i verbali delle riunioni medesime.

Il Consiglio d’Istituto è convocato dal Presidente (Art. 2 Decreto interministeriale 28 maggio 1975; Art 11 Circolare Ministeriale 16 aprile 1975, n. 105).

Anche se la normativa tace al riguardo, è implicito che il Presidente dovrà predisporre l’ordine del giorno, ispettando gli argomenti discussi dalla Giunta Esecutiva, con facoltà di inserire altri punti che ritenga opportuni o che gli vengano richiesti , sempre nei limiti della competenza del Consiglio.

Accertata la presenza della metà più uno dei componenti il Presidente procede alla discussione degli argomenti inseriti nell’ordine del giorno e alla votazione.

All’inizio di ogni seduta il Presidente, verificata la regolare costituzione dell’organo, nomina un Segretario.

La verbalizzazione delle sedute del Consiglio d’Istituto viene eseguita dal Segretario e sottoscritta dal Presidente.Tale forma  è elemento sostanziale per la validità dell’atto, cioè per la sua esistenza giuridica e, di conseguenza, è essenziale per la stessa attività dell’organo collegiale.

Il verbale deve constare di pagine numerate (art. 2 Decreto interministeriale 28 maggio 1975).

Per quanto riguarda la stesura, il verbale deve essere redatto con l’indicazione del giorno, dell’ora, del luogo, dell’ordine del giorno e l’elenco di tutti i consiglieri presenti e assenti.

La funzione del verbale, oltre che rivestire di forma scritta le deliberazioni collegiali, consiste nel descrivere le operazioni compiute dal collegio.Pertanto l’antecedente logico della descrizione è l’annotazione dei nominativi dei componenti del collegio che abbiano partecipato alla riunione, in quanto detta annotazione non riguarda soltanto un aspetto formale dell’atto, ma anche un aspetto sostanziale, poiché attraverso l’indicazione dei nominativi di coloro che partecipano alla riunione è possibile esercitare il controllo di legittimità sull’atto deliberativo.

Se ne deduce che è  illegittima la deliberazione del Consiglio d’Istituto  ove nel relativo verbale sia stata omessa la menzione di coloro che hanno partecipato alla riunione.Per quanto riguarda l’impugnabilità del verbale ha stabilito il Consiglio di Stato – Sez. IV, (dec. 27/10/1965 n.600) che: “Le eccezioni sulla verità dei fatti attestanti nel verbale relativo alla seduta di un organo collegiale debbono essere sollevate davanti all’autorità giudiziaria ordinaria, nella forma di querela di falso”.Il verbale è dunque un atto giuridico che deve dare conto esatto ed obiettivo di quanto si è svolto nel corso della seduta; esso è coperto  dalla cosiddetta “fede privilegiata” di cui all’art. 2700 del Codice Civile e pertanto fa fede fino a querela di falso da presentarsi innanzi  all’Autorità Giudiziaria.Il verbale, normalmente, deve essere redatto contestualmente alla seduta, poiché lo stesso acquista efficacia giuridica soltanto dopo la sua approvazione. Il Consiglio di Stato – Sez.V, (dec.  8/11/1966 n.1375) aveva affermato l’inammissibilità di una verbalizzazione di operazioni e deliberazioni collegiali non contestuale alla seduta dell’organo: a questo proposito il Ministero P.I. – Ufficio Coordinamento per l’attuazione dei DD.DD., nel 1981, ha affermato che il verbale “può essere redatto anche in un secondo tempo rispetto allo svolgimento della seduta ma non al di là della data di successiva adunanza del collegio, perché quest’ultimo dovrà procedere all’approvazione del verbale della seduta precedente”.

Il Presidente autentica, con la propria firma, i verbali delle adunanze redatti dal segretario del Consiglio (Art 2 lett. c art. 2 Decreto interministeriale 28 maggio 1975).

La sottoscrizione del verbale da parte del Presidente e del Segretario, prima della sua approvazione, serve a far fede di quanto deliberato nella seduta. Tale approvazione garantisce che il verbale, sottoscritto dal solo Presidente e dal Segretario, risponda esattamente a quanto deliberato (così  Consiglio di Stato, sez. 6a,11 dicembre 2001 n. 6208).

In ordine ai poteri del Presidente l'articolo 39 del D.Lvo n° 297/94 afferma  soltanto che "Al Presidente del Consiglio sono attribuiti, tra gli altri, i poteri di convocazione e direzione dei lavori e delle attivita' del Consiglio."L'art. 42 comma 5, dello stesso D.Lvo  specifica che: "Per il mantenimento dell'ordine il Presidente esercita gli stessi poteri a tal fine conferiti dalla legge a chi presiede le riunioni del consiglio comunale".I poteri del Presidente del Consiglio Comunale sono previsti dallo Statuto e dal Regolamento di cui ogni Comune o Provincia deve dotarsi ai sensi degli articoli 6 e 7 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (c.d. "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali").Se ne deduce che è estremamente opportuno prevedere  questi aspetti all'interno del Regolamento di Istituto, che per gli organi collegiali ha la stessa valenza che hanno Statuto e Regolamento per gli organi consiliari di Comuni e Provincie.

Le sedute possono essere pubbliche, cioè  possono essere aperte agli elettori delle componenti rappresentate: non sono pubbliche le sedute nelle quali sono in discussione argomenti concernenti singole persone (art. 42 D.Lvo n° 297/94).Il Consiglio di Stato – Sez.V, (dec. 4/4/1962 n.485) ha stabilito che : “Il presidente di un organo collegiale è investito di un potere meramente ordinatorio che può essere esplicato soltanto al fine di garantire l’ordinato svolgimento della seduta e la regolarità della deliberazione; egli, pertanto,può sciogliere la seduta, quando si manifesti una ragione di impedimento o di turbamento che ne renda impossibile l’ulteriore svolgimento”.

Per quanto sopra il Presidente, nel caso in cui il comportamento del pubblico non consenta l’ordinato svolgimento dei lavori, può disporre  la sospensione della seduta o la sua prosecuzione in forma non pubblica.

Particolare importanza rivestono poi le astensioni dal voto.Sul punto non c’è uniformità di vedute.Alla tesi secondo cui si tratterebbe di un atteggiamento "neutro" rispetto all'esito della votazione si contrappone l'opinione secondo cui l'astensione esprime una "non approvazione" della proposta in esame e, quindi, in ultima analisi, una opposizione, sia pure "attenuata".La contrapposizione tra le due diverse opinioni si riproduce nelle antitetiche norme regolamentari adottate dai due rami del Parlamento.
Secondo la Camera dei Deputati (art. 48, comma 2 del regolamento) gli astenuti non vanno computati ai fini della determinazione della maggioranza necessaria per l'approvazione del provvedimento. Per il Senato, invece, le astensioni sono sostanzialmente equiparate ai voti contrari.
ll Ministero della P.I. è comunque  intervenuto sull’argomento con nota prot. 1940 del 18/6/1979 stabilendo che : “Ai fini della determinazione della maggioranza qualificata o assoluta bisogna tener conto anche degli astenuti, perché questi partecipano alla votazione,sia pure in maniera neutra”. Il Consiglio di Stato - III Sezione, con parere del 04/02/1997,  ritiene che, in mancanza di apposita disciplina, deve applicarsi il principio in forza del quale l'astensione, esprimendo una posizione neutra o indifferente del componente dell'organo all'esito della votazione, non può identificarsi come pura e semplice volontà "negativa" di non approvare la proposta.
Tale atteggiamento "non favorevole" si accompagna, infatti, con pari intensità, apprezzamento "non sfavorevole" all'approvazione della delibera.
In questo contesto, il voto dell'astenuto, così come non può assimilarsi a un'opzione "contraria" alla proposta, allo stesso modo non può paragonarsi a un voto "favorevole".
Ciò significa che le astensioni non devono essere considerate voti validamente espressi e che, una volta accertata l’esistenza del quorum necessario per la validità della seduta, deve ritenersi approvata la proposta che ha ottenuto la metà più uno dei voti validamente espressi.

Ad  esempio: presenti 19 astenuti 5, voti validi 14, maggioranza 8.Sussiste infine vero e proprio obbligo di astensione in tutti i casi in cui il consigliere  non si trovi in posizione di assoluta serenità rispetto alle decisioni da adottare essendo direttamente coinvolto nell’argomento di che trattasi (Consiglio d Stato, dec. 26 maggio 2003 n. 2826). 

Decadenza dei componenti 

La durata in carica del Consiglio d’Istituto è triennale (O.M. n° 277/98).L’art. 38 del D.Lgs. 297/94 statuisce che “I membri eletti e quelli designati, i quali non intervengono, senza giustificati motivi, a tre sedute consecutive dell'organo di cui fanno parte, decadono dalla carica e vengono surrogati con le modalità previste dall'articolo 35”.L’art. 35 dello stesso decreto legislativo afferma che “Per la sostituzione dei membri elettivi degli organi collegiali a durata pluriennale, di cui al presente titolo, venuti a cessare per qualsiasi causa, o che abbiano perso i requisiti di eleggibilità, si procede alla nomina di coloro che, in possesso dei detti requisiti, risultino i primi fra i non eletti delle rispettive liste. In caso di esaurimento delle liste si procede ad elezioni suppletive… In ogni caso membri subentrati cessano anch'essi dalla carica allo scadere del periodo di durata dell'organo”.I membri di diritto, derivando direttamente la loro investitura dalla funzione che esercitano, non incorrono nella decadenza, se non per cessazione della carica che rivestono.Chiaramente i consiglieri decadono automaticamente dalla carica qualora per qualsiasi motivo cessino di appartenere alle componenti scolasticheI genitori degli alunni decadono dalle cariche elettive il 31 agosto successivo al conseguimento del titolo finale di studio da parte dei figli.In caso di perdita da parte dei figli della qualità di studenti per cause non dipendenti dal conseguimento del predetto titolo, i genitori decadono dalla carica elettiva con effetto dalla data di perdita della qualità di studente dei propri figli. Essi possono restare in carica soltanto nell'eventualità di iscrizione per il successivo anno scolastico di un altro figlio nella stessa scuola (Art. 51 O.M. n° 215/98).Visto che l’art. 38 del D.Lgs. 297/94 statuisce che in mancanza di giustificato motivo, dopo tre assenze, si decade dalla carica, senza altro specificare in merito alle circostanze che possono far ritenere giustificata l’assenza medesima, è ragionevole affermare che dovrà essere il Consiglio d’Istituto, volta per volta, a valutare, in mancanza di apposita previsione nel Regolamento d’Istituto, quando una assenza del consigliere dovrà ritenersi giustificata o meno.  

Pubblicità degli atti del Consiglio d’Istituto 

L’art. 43 del D.Lgs. 297/94 prevede che gli atti del Consiglio di Istituto siano pubblicati in apposito albo della scuola e che non siano soggetti a pubblicazione all'albo solo gli atti concernenti singole persone, salvo contraria richiesta dell'interessato. Si osservano inoltre le disposizioni in materia di accesso ai documenti amministrativi, di cui alla legge 7 agosto 1990 n. 241.

Giunta Esecutiva 

La Giunta esecutiva prepara i lavori del Consiglio d’Istituto, fermo restando il diritto di iniziativa del Consiglio stesso, e cura l'esecuzione delle relative delibere. Come previsto dal Decreto Interministeriale n. 44/01 (art.2, co. 3), entro il 31 ottobre ha il compito di proporre al Consiglio d’Istituto il programma delle attività finanziarie della istituzione scolastica, accompagnato da un'apposita relazione e dal parere di regolarità contabile del Collegio dei revisori.

Nella relazione, su cui il Consiglio dovrà deliberare entro il 15 dicembre dell'anno precedente quello di riferimento, sono illustrati gli obiettivi da realizzare e l'utilizzo delle risorse in coerenza con le indicazioni e le previsioni del Piano dell'offerta formativa, nonché i risultati della gestione in corso e quelli del precedente esercizio finanziario.

La Giunta esecutiva, nella scuola secondaria di primo grado, è composta da 6 membri: un docente, un impiegato amministrativo o tecnico o ausiliario, da 2 genitori. Di diritto ne fa parte il Dirigente scolastico, che la presiede, e il Direttore dei servizi generali e amministrativi che ha anche funzioni di segretario della giunta stessa.  

Organo di Garanzia 

Dispone l’art. 5 del D.P.R. n° 249/98 (“Statuto delle Studentesse e degli Studenti della scuola secondaria”), così come modificato dal D.P.R. 21.11.2007 n°235: Contro le sanzioni disciplinari e' ammesso ricorso, da parte di chiunque vi abbia interesse, entro quindici giorni dalla comunicazione della loro irrogazione, ad un apposito Organo di garanzia interno alla scuola, istituito e disciplinato dai regolamenti delle singole istituzioni scolastiche”.

Dunque una delle più grandi innovazioni dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti della scuola secondaria è  stata quella di aver introdotto questo  specifico strumento di tutela e di garanzia interno ad ogni Istituto (ed anche uno a livello regionale).L’istituzione di un Organo di garanzia è un segno di volontà democratica e di coerenza pedagogica in quanto si cerca di promuovere la credibilità educativa e la condivisione sociale delle responsabilità e dei processi disciplinari nella scuola. Tale organo, nella scuola secondaria di primo grado, è presieduto dal Dirigente scolastico ed è composto da un docente designato dal Consiglio d’Istituto e da due rappresentanti eletti dai genitori.

I Regolamenti d’istituto dovranno precisare la composizione del suddetto organo e il suo funzionamento.

Le funzioni dell’Organo di garanzia sono:a) prevenire ed affrontare tutti i problemi e i conflitti che possano emergere nel rapporto tra studenti e personale della scuola;b) decidere, su richiesta di chiunque vi abbia interesse, sui conflitti che sorgano all'interno della scuola in merito all'applicazione del Regolamento d’Istituto;c) esaminare i ricorsi presentati dagli studenti dell'istituto in seguito all'irrogazione di sanzioni disciplinari a norma del Regolamento d’Istituto.Naturalmente il Regolamento d’Istituto dovrà prevedere che il componente dell’Organo non potrà assumere alcuna iniziativa né decidere in situazioni in cui sono coinvolti studenti della stessa sezione del proprio figlio.

E' ammesso ricorso all’Organo di Garanzia, da parte di chiunque vi abbia interesse, entro quindici giorni dalla comunicazione della irrogazione della sanzione; la decisione dovrà avvenire nel termine di dieci giorni.

Il Presidente, personalmente, o nominando all’uopo un componente istruttore, provvede a reperire, se necessario, gli atti, le testimonianze, le memorie del docente che propone la sanzione, dell'alunno, della famiglia, del Consiglio di Classe e di chi sia stato coinvolto o citato.L’Organo di Garanzia viene convocato dal Presidente: la funzione di segretario verbalizzatore delle sedute viene assunta da uno dei componenti indicato dal Presidente. La seduta culmina in  una votazione, il cui esito viene citato nel verbale, nella quale non è ammessa l'astensione. Si decide a maggioranza semplice e, in caso di parità, prevale il voto del Presidente.Il verbale è accessibile, secondo le norme e le garanzie stabilite dalle leggi sulla trasparenza e sulla privacy.

L’Organo può confermare, modificare o revocare la sanzione irrogata, offrendo sempre allo studente la possibilità di convertirla in attività utile alla scuola.Contro le decisioni dell’Organo di Garanzia  si può presentare un reclamo al Dirigente Scolastico Regionale Periferico (una figura simile a quelli che una volta erano i Provveditori provinciali) o ad un suo collaboratore preposto alle politiche studentesche, specificando i fatti avvenuti e se possibile allegando una lista di persone disposte a testimoniare e di copie di atti che si ritengono viziati. Il Dirigente Scolastico Regionale Periferico  decide in via definitiva, accogliendo il parere vincolante di un Organo di Garanzia regionale composto per la scuola secondaria di primo grado da tre genitori, da tre docenti e presieduto dal Direttore dell'ufficio scolastico regionale o da un suodelegato. Il parere dell’Organo di Garanzia regionale e' reso entro il termine perentorio di trenta giorni. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere, o senza che l'Organo di Garanzia  abbia rappresentato esigenze istruttorie, il Direttore dell'ufficio scolastico regionale può decidere indipendentemente dall'acquisizione del parere. Anche in questo caso si applica il disposto di cui all'articolo 16, comma 4, della legge 7 agosto 1990, n. 241.

Naturalmente è sempre riconosciuta la possibilità di impugnare i provvedimenti dei suddetti Organi innanzi al T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale).  

 

 

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