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Home Articoli e commenti (civile) Responsabilità Aquiliana Diritto alla privacy: pubblicazione di foto su giornali e riviste


Diritto alla privacy: pubblicazione di foto su giornali e riviste

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Dove finisce il diritto alla privacy ed iniziano gli altri diritti: pubblicazione di foto su giornali e riviste.

(Avv. Roberto Pasquali)

Nel nostro ordinamento, quando due diritti ugualmente importanti e tutelati dalla Costituzione entrano in conflitto tra loro, bisogna di volta in volta individuare quello da privilegiare.

Il diritto alla riservatezza, la c.d. privacy, è un diritto fondamentale della persona, tutelato dall’art. 2 della Costituzione che “garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Questo diritto entra spesso in conflitto con altri diritti e ci si chiede allora quale debba prevalere.

Si crea spesso, ad esempio, il contrasto del diritto alla privacy con il diritto di cronaca, tutelato a sua volta dall’art. 21 2° comma Cost.. E questo tutte le volte (e non sono poche) in cui personaggi pubblici, divi dello spettacolo, e Vip in genere lamentano la violazione della propria sfera privata una volta sorpresi da paparazzi, e naturalmente fotografati o filmati, durante i propri momenti di svago e di relax.

In questi casi ha stabilito la Corte di Cassazione che il personaggio pubblico che si sente aggredito nella propria sfera personale non può vantare alcuna pretesa al rispetto della riservatezza se l'azione ripresa "pur svolgendosi in luoghi di privata dimora, possa essere liberamente osservata dall’esterno senza ricorrere a particolari accorgimenti”.

Così se l'azione può essere liberamente osservata da estranei, sia se si svolge in un domicilio privato, come ad esempio in un terrazzo di casa, sia se avviene in un luogo pubblico, come una spiaggia, può essere liberamente fotografata o filmata.

Naturalmente il discorso sarebbe diverso se le immagini fossero indebitamente tratte da un domicilio privato nascosto alla vista degli altri, oppure se si mettessero in atto dei comportamenti particolari, quale ad esempio l’apertura di un varco in una siepe: qui scatterebbe addirittura il reato di cui all’art. 615 bis c.p. che punisce appunto, con pene da sei mesi a quattro anni di reclusione, le illecite interferenze nella vita privata altrui.

Perché, come diceva Plauto “tua quod nihil refert, ne cures”: non ti curare di ciò che non ti riguarda!

Ancora, entrano spesso in collisione tra loro diritto alla privacy e diritto alla difesa nei procedimenti giudiziali (anch’esso tutelato dalla Costituzione all’art 24, 2° comma).

Ha affermato al riguardo la Cassazione che nelle controversie in cui si configura una contrapposizione tra due diritti, aventi entrambi copertura costituzionale, e cioè tra valori ugualmente protetti, va applicato il cd. criterio di "gerarchia mobile", dovendo il giudice procedere di volta in volta, ed in considerazione dello specifico "thema decidendum", all'individuazione dell'interesse da privilegiare a seguito di un'equilibrata comparazione tra diritti in gioco, volta ad evitare che la piena tutela di un interesse finisca per tradursi in una limitazione di quello contrapposto, capace di vanificarne o ridurne il valore contenutistico. Ne consegue che il richiamo ad opera di una parte processuale al doveroso rispetto del diritto (suo o di un terzo) alla privacy non può legittimare una violazione del diritto di difesa che è inviolabile in ogni stato e grado del procedimento ex art. 24, comma secondo ( Cass. civ., sez. lav., 5 agosto 2010, n. 18279).

Dunque si possono ad esempio tranquillamente fotografare i lavori che sta eseguendo il vicino nella sua proprietà, se visibili all’esterno, se si deve dar prova di questi in un giudizio.

Vediamo nel dettaglio.

La legge sulla tutela della privacy n. 675/96 è stata abrogata dall’1.01.2004 e sostituita dal d.lvo 30 giugno 2003 n. 196 (GU n. 174 del 29-7-2003  Suppl. Ordinario n.123).

Dispone l’art. 136 del d.lvo n. 196/2003 (Finalità giornalistiche e altre manifestazioni del pensiero): “1. Le disposizioni del presente titolo si applicano al trattamento: a) effettuato nell'esercizio della professione di giornalista e per l'esclusivo perseguimento delle relative finalità; b) effettuato dai soggetti iscritti nell'elenco dei pubblicisti o nel registro dei praticanti di cui agli articoli 26 e 33 della legge 3 febbraio 1963, n. 69; c) temporaneo finalizzato esclusivamente alla pubblicazione o diffusione occasionale di articoli, saggi e altre manifestazioni del pensiero anche nell'espressione artistica”.

L’art. 137 afferma: “1. Ai trattamenti indicati nell'articolo 136 non si applicano le disposizioni del presente codice relative: a) all'autorizzazione del Garante prevista dall'articolo 26; b) alle garanzie previste dall'articolo 27 per i dati giudiziari; c) al trasferimento dei dati all'estero, contenute nel Titolo VII della Parte. 2. Il trattamento dei dati di cui al comma 1 è effettuato anche senza il consenso dell'interessato previsto dagli articoli 23 e 26.
3. In caso di diffusione o di comunicazione dei dati per le finalità di cui all'articolo 136 restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all'articolo 2 e, in particolare, quello dell'essenzialità dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico. Possono essere trattati i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dagli interessati o attraverso loro comportamenti in pubblico”.

Dunque la pubblicazione delle immagini (in senso lato, il "trattamento" di dati personali) non e' subordinata ad assenso se essa avviene per finalità giornalistiche, e per fare davvero informazione.

Diverso è il discorso per la divulgazione di immagini riguardanti i minori che, nella nuova stesura della legge, non devono essere identificabili: dispone l’art. 13 del DPR n. 448/88: “ Sono vietate la pubblicazione e la divulgazione, con qualsiasi mezzo, di notizie o immagini idonee a consentire l'identificazione del minorenne comunque coinvolto nel procedimento. 2. La disposizione del comma 1 non si applica dopo l'inizio del dibattimento se il tribunale procede in udienza pubblica”.

L’Art. 50 del d.lvo n.196/2003 (Notizie o immagini relative a minori) da parte sua afferma: “1. Il divieto di cui all'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre, di pubblicazione e divulgazione con qualsiasi mezzo di notizie o immagini idonee a consentire l'identificazione di un minore si osserva anche in caso di coinvolgimento a qualunque titolo del minore in procedimenti giudiziari in materie diverse da quella penale”.

Negli altri casi (cioè se viene usata per giornalismo) occorre sempre il consenso degli esercenti la potestà genitoriale.

Nella pratica occorre distinguere:

1) Pubblicazione dell’immagine di una persona non famosa.

L’art. 96 legge n. 633/41, sul diritto d’autore, afferma Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell'articolo seguente”.

Dopo la morte della persona ritrattata occorre il consenso del coniuge o dei figli, o, in loro mancanza, dei genitori; mancando il coniuge, i figli e i genitori, dei fratelli e delle sorelle, e, in loro mancanza, degli ascendenti e dei discendenti fino al quarto grado. Quando le persone indicate nel comma precedente siano più e vi sia tra loro dissenso, decide l'autorità giudiziaria, sentito il Pubblico Ministero. È rispettata, in ogni caso, la volontà del defunto quando risulti da scritto (art. 93 legge n. 633/41).

Se il personaggio ritratto non è famoso vi è dunque, in generale, il divieto di pubblicazione della foto, salvo il caso che ci sia il consenso da parte dello stesso.

2) Pubblicazione dell’immagine di una persona non famosa in un luogo pubblico.

In questo caso : a) se la foto pubblicata si riferisce ad un luogo pubblico (una strada) o un evento (una festa pubblica, un concerto ecc.), e la persona è fotografata accidentalmente, non essendo lei l’oggetto della foto, allora la pubblicazione è possibile anche senza autorizzazione, e pure se la persona è riconoscibile. In altre parole la persona deve poter essere eliminata senza che la foto perda la sua caratteristica.; b) se la foto riguarda proprio quella persona, che in quel dato momento si trova in un luogo pubblico, allora occorre il suo consenso.

Come detto non possono mai essere pubblicate (salvo che il viso sia oscurato e non riconoscibile) immagini di minori.

3) Pubblicazione dell’immagine di una persona non famosa quando il fatto che la coinvolge sia importante ai fini del diritto di informazione.

La pubblicazione è ammessa quando è effettuata in relazione ad un fatto di interesse pubblico, o quando sussiste la necessità di perseguire finalità di giustizia o di polizia, quale ad esempio l'informazione della cittadinanza su eventi delittuosi.

Ha affermato la Cassazione che in tema di trattamento dei dati personali, al di fuori delle ipotesi previste dell'art. 114 c.p.p., la pubblicazione delle immagini di una persona privata della libertà personale deve ritenersi lecita, senza che venga in rilievo la possibilità che la stessa possa considerarsi inessenziale rispetto all'informazione; la rivelazione dell'immagine di un imputato, costituendo un dato personale, deve ricevere un trattamento pari alla comunicazione delle generalità del medesimo, sicché, quando sia effettuata in relazione ad un fatto di interesse pubblico, va ritenuta essenziale all'espletamento del diritto di cronaca (Cass. civ., sez. I, 18 marzo 2008, n. 7261)

4) Pubblicazione dell’immagine di una personaggio famoso:

La foto di una personaggio famoso (un politico, uno sportivo ecc.) può essere pubblicata.

Ci sono però delle eccezioni. Innanzi tutto non è possibile utilizzare il volto di un personaggio famoso per la pubblicità di prodotti in assenza di sua autorizzazione. Poi non è possibile pubblicare foto di personaggi famosi quando questi si trovano nel loro privato (salvo il caso sopra accennato in cui le immagini siano tranquillamente visibili dall’esterno). E non solo in casa loro, bensì anche nei bar, nei ristoranti che non sono luoghi pubblici bensì luoghi aperti al pubblico. Infine non è possibile pubblicare foto di personaggi famosi lesive del loro buon nome, della loro dignità o che riguardino stati di salute, inclinazioni sessuali, l'orientamento politico, il credo religioso ecc.

5) Pubblicazione dell’immagine per finalità culturali o didattiche.

E’ sempre possibile la pubblicazione essendo tale caso previsto espressamente dalla legge.

E’ ora il caso di dar conto di alcune significative decisioni in materia di privacy in generale.

Cass. civ., sez. un., 8 febbraio 2011, n. 3034: “in tema di protezione dei dati personali, non costituisce violazione della relativa disciplina il loro utilizzo mediante lo svolgimento di attività processuale giacché detta disciplina non trova applicazione in via generale, ai sensi degli artt. 7, 24 e 46-47 del d.l.vo n. 193 del 2003 (cd. codice della privacy), quando i dati stessi vengano raccolti e gestiti nell'ambito di un processo; in esso, infatti, la titolarità del trattamento spetta all'autorità giudiziaria e in tal sede vanno composte le diverse esigenze, rispettivamente, di tutela della riservatezza e di corretta esecuzione del processo, per cui, se non coincidenti, è il codice di rito a regolare le modalità di svolgimento in giudizio del diritto di difesa e dunque, con le sue forme, a prevalere in quanto contenente disposizioni speciali e, benché anteriori, non suscettibili di alcuna integrazione su quelle del predetto codice della privacy. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla condotta della parte che aveva operato nel rispetto delle norme di cui agli artt.76, 134 e 137 c.p.c. e 95 disp. att. c.p.c., notificando l'ordine di esibizione dato dal giudice istruttore ed alcuni verbali d'udienza in collegamento con lo stesso ordine, anche in assenza del consenso del titolare dei dati riportati nei predetti atti)”.

Cass. civ., sez. II, 4 gennaio 2011, n. 186: “la disciplina del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al d.l.vo 30 giugno 2003, n. 196, prescrivendo che il trattamento dei dati personali avvenga nell'osservanza dei principi di proporzionalità, di pertinenza e di non eccedenza rispetto agli scopi per i quali i dati stessi sono raccolti, non consente che gli spazi condominiali, aperti all'accesso di terzi estranei rispetto al condominio, possano essere utilizzati per la comunicazione di dati personali riferibili al singolo condomino; ne consegue che - fermo restando il diritto di ciascun condomino di conoscere, anche di propria iniziativa, gli inadempimenti altrui rispetto agli obblighi condominiali - l'affissione nella bacheca dell'androne condominiale, da parte dell'amministratore, dell'informazione concernente le posizioni di debito del singolo condomino costituisce un'indebita diffusione di dati personali, come tale fonte di responsabilità civile ai sensi degli artt. 11 e 15 del citato codice.

Cass. civ., sez. III, 9 luglio 2010, n. 16236: “Nel bilanciamento tra diritto alla informazione e diritti della persona alla reputazione ed alla riservatezza, il primo tendenzialmente prevale sui secondi, attesa, ex art. 1, comma 2, Cost., la funzionale correlazione dell’informazione con l'esercizio della sovranità popolare, che solo in presenza di una opinione pubblica compiutamente informata può correttamente dispiegarsi, ed alla luce anche della legislazione ordinaria (artt. 25 legge n. 675 del 1996, 20 d.l.vo n. 467 del 2001, 12 d.l.vo n. 196 del 2003) che, appunto, riconduce reputazione e "privacy" nell'alveo delle "eccezioni rispetto al generale principio di tutela della informazione”.

Cass. civ., sez. I, 25 marzo 2003, n. 4366: “il diritto alla riservatezza il cui fondamento normativo va ravvisato, al di là dalla sussistenza di altre e più specifiche previsioni, nell'art. 2 della Carta fondamentale, consiste nella tutela di situazioni e vicende di natura personale e familiare dalla conoscenza e curiosità pubblica, situazioni e vicende che soltanto il relativo protagonista può decidere di pubblicizzare ovvero di difendere da ogni ingerenza sia pur realizzata con mezzi leciti e non implicante danno all'onore o alla reputazione o al decoro che non trovi giustificazione nell'interesse pubblico alla divulgazione, la lesione di tale diritto può aversi, sia con riguardo a persona nota, sia ignota, benché, quanto alla prima, può più facilmente operare il meccanismo di cui all'art. 97 della legge d'autore, con la conseguenza che una pubblicazione (nella specie, di fotografie) che avvenga senza il consenso dell'interessato ben può accompagnarsi ad un'esigenza pubblica di informazione, del pari costituzionalmente tutelata. La lesione del suddetto diritto è configurabile come illecito ai sensi dell'art. 2043 c.c., al quale, peraltro, non consegue un'automatica risarcibilità, dovendo il pregiudizio (morale e/o patrimoniale) essere provato secondo le regole ordinarie, quale ne sia l'entità e quale sia la difficoltà di provare tale entità.

 

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