• Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Giurisprudenza 2009 - 2017 E’ valida la clausola di diseredazione nel testamento


E’ valida la clausola di diseredazione nel testamento

E-mail Stampa PDF


E’ valida la clausola di diseredazione nel testamento (Cass. n. 8352/12)

*   *   *   *   *

Qualcuno ha detto che i parenti lontani sono quanto c'è di meglio, e più lontani sono, tanto meglio è.

Spesso in vita alcune persone non riescono o non possono, per vari motivi,  troncare di netto i rapporti con alcuni parenti che risultano molesti, invadenti, impiccioni, invidiosi e così via. Al momento di predisporre il testamento, però, queste persone,  dimostrano tutta la loro avversione per alcuni di questi parenti lasciando  i propri averi ad  alcuni di essi e dichiarando esplicitamente nell’atto di non volere in modo assoluto che altri di loro ricevano alcunché.

Una bella rivincita morale a posteriori, si potrebbe dire. Ma è possibile fare ciò?

Come sappiamo l’eredità di devolve per testamento, se c’è, oppure per legge. In mancanza di testamento è infatti la legge che dice chi deve succedere e le quote da attribuire ad ognuno:  si va dai più stretti congiunti, si passa per i parenti fino al sesto grado, se mancano i predetti, e si arriva allo Stato, che è chiamato a raccogliere l’eredità quando manchino altri eredi oppure tutti abbiano rinunciato.

Le disposizioni testamentarie non possono pregiudicare assolutamente i diritti di alcune persone che devono necessariamente succedere al defunto, i c.d. “legittimari”, cioè i soggetti tipici della cosiddetta "famiglia nucleare o ristretta", che sono il coniuge, i figli legittimi e naturali e gli ascendenti legittimi,  a favore dei quali  è prevista l'assegnazione di una quota  dell'eredità denominata "quota di riserva" o "quota di legittima".

Così come non è possibile per il testatore ledere con le proprie disposizioni la “quota di riserva” (non potrebbe ad esempio dare più ad un figlio e meno ad un altro) allo stesso modo è inibito allo stesso diseredare, ovvero escludere dalla successione, un soggetto legittimario. Dunque scrivere nel testamento  "nomino eredi i miei figli ed escludo mia moglie", ovvero "nomino eredi solo  i miei figli" sarebbe inutile perché facilmente impugnabile da parte del coniuge legittimario che si vorrebbe tagliare fuori.

Se dunque non è consentito escludere  dall’eredità i componenti della famiglia ristretta, si pone il problema se sia possibile o meno  diseredare  parenti fino al sesto grado che non siano anche “legittimari” e quindi, ad esempio, se sia possibile diseredare cugini, zii, nipoti, fratelli e sorelle.

Fino a qualche tempo fa nella giurisprudenza della Corte di Cassazione  si era affermato il principio per cui la volontà di diseredazione di quei  successibili di cui si è appena detto poteva valere  solo ed unicamente  quando dal tenore complessivo del testamento  risultasse una effettiva esistenza di  positiva volontà del dichiarante di non lasciare loro alcunché e di lasciare invece i beni a qualche altro successibile. In altre parole,  la clausola di diseredazione era  in precedenza considerata valida solo se fondata o su un effettivo lascito di  beni a favore di una o più persone, o sulla prova almeno di una implicita istituzione di successibili non esclusi e non diseredati.

Da sola la clausola di diseredazione non poteva reggere.

In vista di ciò in passato si tendeva quindi a raggiungere lo stesso risultato sostanziale della diseredazione in modo diverso ed indiretto disponendo in vita del proprio patrimonio con atti di compravendita simulati verso parenti “simpatici” per evitare che gli stessi beni potessero cadere in successione a favore di altri parenti “meno simpatici”.

Ora è diventato del tutto inutile simulare donazioni con finte vendite (e dunque spendere inutilmente  denaro in  passaggi di proprietà) in quanto la Cassazione, rivedendo il suo orientamento in materia, con la recente sentenza n. 8352/12 ha  affermato che  è pienamente valida la clausola con la quale il testatore manifesti la volontà di escludere dalla propria successione alcuni parenti, anche se nell’atto non si rinviene un lascito in favore di altri.

Tale pronuncia  è stata resa in una  controversia in cui una signora aveva  espressamente dichiarato nel testamento di escludere da ogni suo avere tre cugini, uno dei quali, non rassegnandosi a tale esclusione, aveva adito il tribunale locale per fa dichiarare la nullità della clausola di diseredazione e farsi riconoscere una quota dell’eredità.

Sconfitto in primo grado, ma vittorioso in secondo grado, il cugino della defunta si è visto a sua volta di nuovo sconfitto in Cassazione che ha confermato la perfetta validità e liceità della clausola controversa.

Dunque con questa sentenza la Suprema Corte, ferma restando la quota non attaccabile e non sopprimibile dei componenti legittimari della famiglia ristretta, assegna massima libertà al testatore di poter disporre del proprio patrimonio e, nello stesso tempo, massima libertà di poter escludere parenti non molto graditi.

 

 

JoomlaWatch

JoomlaWatch Stats 1.2.7 by Matej Koval

Countries

87.4%ITALY ITALY
5.8%UNITED STATES UNITED STATES
2.9%UNITED KINGDOM UNITED KINGDOM
0.8%CANADA CANADA
0.5%DENMARK DENMARK

Visitors

Yesterday: 116
This week: 116
Last week: 590
This month: 1965
Last month: 2516
Total: 28805



Segui la pagina Facebook dello studio per essere sempre informato delle ultime novità

Vai alla pagina dello studio


Design by S.Giancane / NovaSystemi.it