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Home Giurisprudenza 2009 - 2017 Non è reato eseguire inserzioni pubblicitarie su un sito web di donne che si offrono per incontri sessuali.


Non è reato eseguire inserzioni pubblicitarie su un sito web di donne che si offrono per incontri sessuali.

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La condotta di colui che si limita a pubblicare su un sito web inserzioni pubblicitarie di donne che si offrono per incontri sessuali è penalmente irrilevante, in quanto considerata un normale servizio svolto a favore della persona della prostituta e non della prostituzione, se non si accompagna ad una cooperazione tra soggetto e prostituta, concreta e dettagliata, al fine di agevolarne la prostituzione, rendendo più allettante l'offerta e facilitando l'approccio con un maggior numero di clienti. (Nel caso di specie è stato ritenuto insussistente il reato di favoreggiamento della prostituzione in quanto l'imputato si è limitato a telefonare alle escort inserzioniste ed a vendere loro le “top list” o c.d. “risalite” su un sito web di annunci, dopo essersi fatto inviare dalle interessate per email il materiale fotografico da loro realizzato) (Cass. pen., sez. III, 2 febbraio 2012, n. 4443 ( 12 gennaio 2012), in Riv. pen. 4/12.

(1) Pronuncia adesiva all'orientamento sinora formatosi in sede di legittimità. Si vedano Cass. pen., sez. III, 5 novembre 2010, V. M., in Cass. pen. 2011, 2751, con nota di LEPERA MARLON, Il favoreggiamento della prostituzione mediante inserzioni pubblicitarie su un sito internet, e Cass. pen., sez. III, 25 giugno 2009, Sacchetti, in questa Rivista 2010, 798.

*     *     *     *     *

La sentenza  2 febbraio 2012, n. 4443:  

Il G.u.p. presso il Tribunale di Gorizia, con sentenza del 13 maggio 2010, resa a seguito di rito abbreviato, dichiarava M. N. colpevole del reato di cui agli artt. 81, 110 c.p., 3 comma 2 n.8, e 4, comma 1, n. 7, l. n. 75/58, perché, in concorso di volontà e/o azione con il gestore di “Bakeka”, il quale tollerava la pubblicazione sull'omonimo sito di annunci prodromici alla prostituzione, agevolava e/o favoriva l'esercizio della prostituzione, e lo condannava alla pena di anni 2 di reclusione ed euro 3.800,00 di multa, sostituendo la pena detentiva inflitta con quella di anni due di semidetenzione, con applicazione delle pene accessorie.

La corte di Appello di Trieste, chiamata a pronunciarsi sugli appelli interposti dal Procuratore Generale sede e dalla difesa dell'imputato, concesse al M. le attenuanti generiche, escluso l'aumento per la recidiva, ha rideterminato la pena in anni uno di reclusione ed euro 400,00 di multa, ha ridotto la durata delle pene accessorie ad anni due, con concessione della sospensione condizionale della pena, con conferma nel resto.

Propone ricorso per cassazione la difesa dell'imputato, con i seguenti motivi:

- erronea applicazione dell'art. 3, comma 2, n. 8, l. n. 75/58, in quanto la condotta posta in essere dal prevenuto non può ritenersi concretizzante il reato contestato;

- illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 2, n. 8, l. n. 75/58 in relazione agli artt. 3 e 21 della Costituzione.

Il ricorso, quanto al primo motivo, è fondato.

Osservasi che le ragioni poste a sostegno della censura mossa si rivelano meritevoli di accoglimento: l'imputato si limitava a telefonare alle escort inserzioniste e a vendere loro le “top list” o c.d. “risalite”, dopo essersi fatto inviare dalle interessate per email il materiale (fotografie delle inserzioniste).

Orbene, questa Corte ha avuto modo di affermare (Cass. pen., sez. III, 18 marzo 2009, n. 26343) che nel caso in cui il soggetto imputato si sia limitato a pubblicare gli annunci pubblicitari delle prostitute nel suo sito web, potrebbe tale attività essere considerata simile a quella svolta da molti quotidiani che pubblicano annunci pubblicitari del genere, solitamente considerata come un normale servizio svolto a favore della persona che esercita il meretricio e non della prostituzione, con la conseguenza della mancata concretizzazione del reato di cui all'art. 3, comma 2, n. 8, della legge n. 75/58.

Di contro, può ritenersi cristallizzato il reato de quo nel caso in cui alla attività di mera pubblicazione si aggiunga una cooperazione tra soggetto e prostituta, concreta e dettagliata, al fine di allestire la pubblicità della donna, che si offre per gli incontri sessuali, evidentemente per rendere più allettante l'offerta e per facilitare l'approccio con un maggior numero di clienti, cooperazione esplicantesi nell'organizzare servizi fotografici nuovi, sottoponendo le donne a pose erotiche, ponendo in essere una collaborazione organizzativa al fine di realizzare il contatto prostituta-cliente.

Il M., come anche rilevato dalla stessa Corte distrettuale, non ha compiuto alcuna di queste attività essendosi limitato a ricevere l'annuncio, corredato dalle foto, già in possesso delle escort, ed ha svolto un semplice servizio a favore di queste e non della prostituzione.

L'accoglimento del primo motivo è assorbente della questione di legittimità costituzionale sollevata con l'ulteriore censura.

Questo Collegio, quindi, ritiene di potere affermare che nel caso in esame il fatto non sussiste, con la conseguenza che la pronuncia impugnata va annullata senza rinvio. (Omissis)

 

 

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