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Gli atti emulativi

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Atti emulativi

(Avv. Roberto Pasquali)

 

Atti emulativi” sono  tutti quegli atti che non hanno altro scopo che quello di nuocere o arrecare molestia ad altri. L’art. 833 codice civile afferma: “il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri”.

Detta disposizione è stata dettata principalmente riguardo alla proprietà e
pertanto deve estendersi a tutti i diritti reali, cioè a tutte quelle ipotesi in
cui la signoria dell'uomo su di una cosa gli permette anche una utilizzazione dannosa ed antisociale. Di conseguenza, si deve escludere l'applicabilità della stessa nell'ambito dei rapporti obbligatori e nel caso di l'esercizio ingiustificato dell'azione giudiziale con finalità dannose.
La formulazione negativa della norma, che prevede la mancanza di utilità per il proprietario, ne determina l'inapplicabilità ai casi in cui si persegua un utile anche minimo, futuro o di natura non economica.

Come chiarito dalla Corte di cassazione per aversi atto emulativo vietato dall'art. 833 c.c. occorre il concorso di due elementi: a) che l'atto di esercizio del diritto non arrechi utilità al proprietario; b) che tale atto abbia il solo scopo di nuocere o arrecare molestia ad altri (*Cass. civ., sez. II, 9 ottobre 1998, n. 9998)

Casistica:

1) Per aversi atto emulativo vietato ai sensi dell'art. 833 c.c. è necessaria la sussistenza di uno specifico divieto sanzionato ovvero un comportamento idoneo esclusivamente a danneggiare il vicino. Non esiste un obbligo legale a carico della vicina di non impiantare un albero di glicine ovvero di non potare i rami ovvero di educarli verso l'alto, perché in tal caso, se tale obbligo esistesse, la stessa norma avrebbe previsto anche la relativa sanzione. Non è possibile ritenere che una condotta negativa dell'agente a non potare i rami sia idonea a integrare la nozione di atto emulativo, non essendo ravvisabile in essa il solo scopo di nuocere o di recare ad altri molestia. La libertà di crescita degli alberi rientra nel concetto di bellezza in generale, ma l'arricchimento del verde in un luogo deputato ad una vita sana e riservata mira proprio al fine di giustificare la crescita di un rampicante e non di deprecarlo ( Trib. civ. Salerno, sez. dist. Amalfi, 9 luglio 2002, in Arch. civ. 2002, 1075).

2) Non è atto emulativo la delibera del condominio che, nel disporre il ripristino della recinzione della terrazza a livello attraverso l'installazione di una rete divisoria fra la parte di proprietà esclusiva del condomino e quella di proprietà comune, abbia la finalità di impedirne l'usucapione e di delimitare il confine, garantendo a tutti i condomini l'accesso alla parte comune (Cass. civ., sez. II, 27 giugno 2005, n. 13732)

3) E’ riconducibile alla categoria degli atti emulativi l'azione del proprietario che installi sul muro di recinzione del fabbricato comune un contenitore avente aspetto di telecamera nascosta fra il fogliame degli alberi posto in direzione del balcone del vicino (Cass. civ., sez. II, 11 aprile 2001, n. 5421; in senso conforme v. Cass. 3 dicembre 1997, n. 12258, in Arch. civ. 1998, 1168; Cass. 26 novembre 1997, n. 11852, ibidem e Cass. 16 gennaio 1996, n. 301, ivi 1996, 1328).

 

4) Per aversi atto emulativo vietato dall’art. 833 c.c. è necessario che l’atto di esercizio del diritto sia privo di utilità per chi lo compie e che sia stato posto in essere con il solo scopo di nuocere o di recare molestia ad altri, onde non è riconducibile a tale categoria di atti l’azione del proprietario che chieda la riduzione della costruzione realizzata dal vicino in violazione delle distanze legali (Cass. civ., sez. II, 3 dicembre 1997, n. 12258)

5) Per aversi atto emulativo vietato dall’art. 833 c.c. è necessario che l’atto di esercizio del diritto non arrechi utilità al proprietario ed abbia solo lo scopo di nuocere o recare molestia ad altri; conseguentemente non può considerarsi emulativa la domanda di eliminazione di una veduta aperta dal vicino a distanza illegale (artt. 905, 906 c.c.), che tende al riconoscimento della libertà del fondo ed alla rimozione di una situazione illegale e pregiudizievole (Cass. civ., sez. II, 26 novembre 1997, n. 11852)

6) Ritenere che l’atto emulativo possa consistere anche in una condotta omissiva, costituisce violazione dell’art. 833 c.c. sia perché la norma, letteralmente, vieta al proprietario il compimento di «atti»; sia perché non è configurabile un atto emulativo se manca qualsiasi vantaggio per il suo autore, ed invece, il non fare, determina sempre un vantaggio in termini di risparmio di spesa e/o di energia psico-fisica (Cass. civ., sez. II, 20 ottobre 1997, n. 10250)

7) Non può qualificarsi come atto emulativo la pretesa del proprietario di un fondo volta a far valere in giudizio contro il vicino il rispetto di un obbligo contrattuale, come l’osservanza nelle costruzioni della distanza pattiziamente stabilita, senza che rilevi che tale violazione non si sia tradotta in un danno concreto ed effettivo (Cass. civ., sez. II, 19 febbraio 1996, n. 1267)

8) In mancanza di una servitus oneris ferendi o di comunione forzosa o meno del muro perimetrale, è illegittimo l’appoggio di un edificio su altro vicino. Conseguentemente, qualora il proprietario del muro che subisce l’appoggio proceda alla demolizione del suo edificio, nell’esercizio della facoltà rientrante nel contenuto del diritto di proprietà, non ha l’obbligo di non demolire il muro perimetrale, né di compiervi le necessarie opere di rafforzamento al fine di renderlo idoneo all’appoggio, ma ove sia o venga a conoscenza della illegittimità dell’appoggio, deve soltanto avvertire il vicino affinché, contemporaneamente alla demolizione, compia le opere necessarie per conferire al proprio edificio un autonomo equilibrio statico, restando responsabile per i danni derivati dalla demolizione all’edificio che abusivamente appoggia, solo nel caso in cui non abbia dato tempestivo avviso al vicino o abbia effettuato la demolizione senza l’osservanza delle ordinarie cautele (Cass. civ., sez. III, 1 febbraio 1994, n. 1014)

9) La disposizione di cui all’art. 833 c.c., che condiziona la liceità della demolizione di un edificio sostenuto da muro comune all’esecuzione delle opere necessarie ad evitare ogni danno al vicino, si applica per analogia anche al caso di due edifici privi di muro comune, perché costruiti in aderenza, quando la tecnica costruttiva sia stata tale che l’uno svolge funzione di sostegno e appoggio all’altro (Cass. civ., sez. II, 14 maggio 1993, n. 5475 ).

*   *   *

In alcuni casi l’atto emulativo può avere risvolti penali. La norma di riferimento è l’art. 674. c.p.(Getto pericoloso di cose): “Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a € 206,00.

1) E’ reato ai sensi dell'art. 674 c.p gettare sigarette dal balcone
(Cassazione n. 16459 dell’11 aprile 2013)

2) In tema di emissioni idonee a creare molestie alle persone, laddove trattandosi di odori manchi la possibilità di accertare obiettivamente, con adeguati strumenti, l'intensità delle emissioni, il giudizio sull'esistenza e sulla non tollerabilità delle emissioni stesse ben può basarsi sulle dichiarazioni dei testi, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell'espressione di valutazioni meramente soggettive o in giudizi di natura tecnica, ma si limitino a riferire quanto oggettivamente percepito dagli stessi dichiaranti, soprattutto se si tratta di persone a diretta conoscenza dei fatti, come i vicini, o particolarmente qualificate, come gli agenti di polizia e gli organi di controllo della USL. (Fattispecie relativa alla detenzione in giardino di trenta gatti e quattro cani, causa di emissioni di gas nauseabondi, provenienti da escrementi ed urine) (Cass. pen., sez. III, 13 maggio 2008, n. 19206 ( 27 marzo 2008) , in Arch. loc. e cond. 2008, 357) ( Negli stessi termini, cfr. Cass. pen., sez. I, 14 gennaio 2000, massimata, in Cass. pen. 2000, 3010 e Cass. pen., sez. III, 26 maggio 1998,  ivi 1999, 2158).

 

3) Il reato di getto pericoloso di cose è configurabile anche in presenza di una condotta omissiva che può essere integrata dalla omessa custodia di animali qualora sia derivato il versamento di deiezioni animali atte ad offendere, imbrattare o molestare persone. (Fattispecie nella quale le deiezioni liquide di alcuni cani, lasciati incustoditi dal proprietario sul balcone, si riversavano nell'appartamento sottostante) (Cass. pen., sez. III, 31 luglio 2008, n. 32063).

 

 

 

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