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Home Giurisprudenza 2009 - 2017 Patteggiare nel penale non vuol dire ammettere la propria responsabilità


Patteggiare nel penale non vuol dire ammettere la propria responsabilità

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Patteggiare in un processo penale non vuol dire ammettere la propria responsabilità. (Cass. sent. n. 27071/13 del 3.12.2013).

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Dopo un patteggiamento dell’imputato  in sede penale,  la vittima del reato, nel successivo giudizio civile per il risarcimento dei danni, sarà comunque tenuta a provare la responsabilità del predetto,  non costituendo il patteggiamento prova utilizzabile a tal fine.

La Suprema Corte ha ricordato che la sentenza con la quale il giudice applica all’imputato la pena da lui richiesta e concordata con il P.M. pur essendo equiparata a una pronuncia di condanna, non è tuttavia qualificabile come tale, poiché essa trae origine essenzialmente da un accordo delle parti (l’imputato e il pubblico ministero, che si mettono d’accordo sulla pena da applicare).

Da ciò consegue che la sentenza di patteggiamento non costituisce prova della ammissione di responsabilità da parte dell’imputato, né si può ritenere che tale prova sia utilizzabile nel procedimento civile.

 

 

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