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Home Articoli e commenti (civile) Famiglia La prova del tradimento del coniuge.


La prova del tradimento del coniuge.

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Nell’ambito del matrimonio, il tradimento di uno dei due coniugi  comporta, com’è noto, la possibilità di chiedere la separazione con “addebito”, a cui consegue la perdita del diritto all'assegno di mantenimento  e dei diritti successori per il coniuge infedele, oltre all’eventuale esposizione dello stesso alla rifusione dei danni in favore dell’altro.

E’ anche risaputo che non basta però la violazione dei doveri coniugali per l’”addebito”,  ma è necessario accertare che la crisi del rapporto coniugale sia riconducibile alla relazione adulterina di uno dei coniugi e che, quindi, sia questa la ragione vera che ha reso intollerabile la convivenza (così tra le altre Cass. n. 25618/2007; Cass. n.12392/2017).

In tema di separazione tra coniugi, in altre parole, l'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, determinando normalmente l'intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l'addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che non si constati la mancanza di nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale, mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che ne risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale.

Il problema è come provare in giudizio il tradimento del coniuge.

E’ il coniuge che chiede l’addebito che deve provare l’infedeltà.

Non solo, il predetto deve anche provare che essa sia stata la ragione della crisi coniugale.

La Suprema Corte ha in varie occasioni affermato che  l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà rappresenta una violazione particolarmente grave che di regola è sufficiente a determinare l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e a giustificare l’addebito della separazione al coniuge, quando si riscontra il nesso causale tra l’ infedeltà e la crisi coniugale, e quando non emerga  la preesistenza di una crisi già in atto in un contesto in cui la convivenza dei coniugi è soltanto formale (Cass. n. 25618/2007; Cass. n. 16859/2015; Cass. n. 21657/2017).

Infine, quando il tradimento è reciproco, l'addebito scatta per entrambi i coniugi, senza che sia importante verificare chi ha iniziato per primo (Cass. n. 1259/2016).

Non tutti i mezzi di prova sono  idonei a dimostrare l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà da parte del coniuge.

In particolare:

1)   le comunicazioni via  sms, via mail o tramite chat con l’amante rappresentano  prove idonee del tradimento e sono state quindi ritenute sufficienti per ottenere l’”addebito” (Cass.  n°5510/2017);

2)   i post e le foto sui social network assumono rilevanza e possono portare ad una dichiarazione di “addebito” (ad es. Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere sent. 13.06.2913; Tribunale di Prato  sent. n. 1100/2016). Per la Corte di Cassazione l'iscrizione ad un qualsiasi sito di incontri, viola l'obbligo di fedeltà del coniuge e può giustificare la richiesta di separazione con addebito ed  eventualmente la richiesta di risarcimento dei danni da parte dell’altro (Cass. ord. n. 9384/18).

3)   le fotografie, i video e le registrazioni audio sono altresì ritenute prove idonee ad ottenere l’”addebito”, ma solo se non contestate dalla controparte. Questo perché non solo la tecnica moderna  consente facilmente di alterarle, ma anche perché  non danno certezza in ordine al tempo e al luogo in cui sono state  riprodotte. In caso di  contestazione tali riproduzioni meccaniche perdono così il loro valore  di prova, salvo riacquistarlo se avvalorate da altre risultanze processuali.

4)   le testimonianze, sono ritenute le prove migliori e più sicure da produrre in giudizio, eppure non sempre portano al risultato sperato  perché il  teste  può deporre solo su fatti avvenuti in propria presenza o di cui abbia conoscenza diretta, e non può  riferire su fatti di cui è venuto a conoscenza tramite altri (la c.d.  testimonianza de relato) né tantomeno fare valutazioni personali o trarre conseguenze in base alla propria sensibilità e alla propria logicità (Tribunale di Milano,  sent. del 18/01/2017);

5)   il rapporto dell’investigatore privato ha la sua rilevanza soltanto ove le foto ivi allegate non vengano contestate e solo ove i fatti riportati dall’investigatore nel rapporto stesso  vengano dallo stesso testimoniati in giudizio, come avvenuti in sua presenza e dallo stesso direttamente percepiti.

Che succede, però, se email, chat, sms, conversazioni ecc. vengono acquisite illegittimamente da un coniuge, con violazione della privacy dell’altro?

Il tema è di grande importanza non solo perché il giudice civile potrebbe decidere di non utilizzare la prova illegittimamente acquisita, ma anche  perché l’acquisizione illegittima delle prove può in alcuni casi costituire reato a carico del coniuge tradito, il quale, quindi, oltre ad essere stato tradito, e a non cavar un ragno dal buco nel processo di separazione, può correre anche il rischio di veder instaurare un processo penale a suo carico.

 

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