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Home Articoli e commenti (civile) Famiglia Separazione tra coniugi e risarcimento del danno.


Separazione tra coniugi e risarcimento del danno.

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La violazione degli obblighi del matrimonio (si pensi a quello di fedeltà, di coabitazione, di assistenza morale e materiale, di collaborazione nell’interesse della famiglia)  può comportare, oltre alla pronuncia di addebito a carico del coniuge inadempiente, anche il risarcimento del danno a carico del medesimo.

Bisogna però tenere presente che anche se la separazione viene addebitata ad uno dei due, il coniuge non colpevole non ha diritto, solo per questo fatto, ed in modo  automatico, anche al risarcimento dei danni.

Perché il predetto  possa ottenere il risarcimento dei danni, infatti, è necessario che l’offesa sia grave e lesiva di diritti costituzionalmente protetti, e che venga fornita la prova di un danno concreto subìto (Cass. Sez. 1^ Civ. ,  n. 18853/11; Cass. 17.1.2017 n. 917; Cass. Sez. 1^ Civ., ord. del 23.02.2018, n. 4470/18).

I casi possono essere tra i più svariati: si pensi ad esempio: a) all’infedeltà   con modalità tali da comportare lesioni  alla dignità personale, al decoro, alla privacy dell’altro; b) all’ atteggiamento aggressivo dell’uno atto a determinare una lesione dell’integrità psico-fisica dell’altro;  c) all’’omessa informazione, di un coniuge nei confronti dell’altro, in merito ad una gravissima infertilità, in essere già in epoca anteriore alle nozze; d) allo stato di gravidanza causato da persona diversa dal coniuge;  e) all’esistenza di una malattia fisica o psichica o di un’anomalia o deviazione sessuale, tali da impedire lo svolgimento della normale vita coniugale; f) alle continue  offese e denigrazioni, anche in pubblico, sia sul piano estetico, sia sul piano culturale, dell’uno nei confronti dell’altro, e così via.

Dunque non ogni violazione degli obblighi nascenti dal matrimonio comporta di per sé, per l’altro, il diritto ad ottenere il risarcimento del danno; solo ove il comportamento del coniuge abbia cagionato nell'altro una lesione di diritti costituzionalmente protetti, si potrà  configurare  un illecito civile che  potrà esporre il colpevole all'obbligo del risarcimento dei danni, patrimoniali e non, ex art. 2059 Cod. civ.

In queste situazioni, come riconosciuto dalla giurisprudenza di legittimità, il risarcimento del danno è dovuto perché i comportamenti inadempienti e lesivi del coniuge colpevole, vanno ad intaccare addirittura l’essenza della persona, cioè le sue attività realizzatrici, e non aspetti marginali della stessa.

E questo,  a prescindere dall’eventuale mancata pronuncia di addebito in sede di separazione e anche se è intervenuta una declaratoria di separazione consensuale.

Il comportamento del coniuge lesivo di diritti costituzionalmente protetti dell’altro,  anche se procura sofferenza, non è causa di risarcimento, però, se il danno subìto non viene debitamente provato, ad esempio con certificati medici, con documenti che attestino la perdita di un’occasione di lavoro, e così via,  ma anche con presunzioni semplici.

Per quanto attiene infine alla liquidazione del danno, usualmente, questa avverrà  in via equitativa in quanto si tratta di danni privi del carattere della patrimonialità. Il Giudice potrà comunque, ove possibile, avvalersi di criteri predeterminati come le tabelle in uso nei vari  Uffici giudiziari.

 

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