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Il patteggiamento.

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L’ applicazione della pena su richiesta delle parti" (il c.d.  patteggiamento)  è un procedimento speciale  che consiste in un accordo tra il Pubblico Ministero e l’imputato, in ordine all’entità della pena da irrogare a quest’ultimo.

L'art. 444 Cpp dispone: “1. L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria, diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera cinque anni soli o congiunti a pena pecuniaria. 1-bis. ….(omissis). 1-ter. …(omissis)…. 2. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'articolo 129, il giudice, sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena indicata, ne dispone con sentenza l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato al pagamento delle spese sostenute dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale. Non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3. Si applica l’articolo 537.bis. 3. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia, alla concessione della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta”.

L’art. 445 c.p.p. dispone : “1. La sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, quando la pena irrogata non superi i due anni di pena detentiva soli o congiunti a pena pecuniaria, non comporta la condanna al pagamento delle spese del procedimento né l'applicazione di pene accessorie e di misure di sicurezza, fatta eccezione della confisca nei casi previsti dall'articolo 240 del codice penale. 1-bis. Salvo quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando è pronunciata dopo la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi. Salve diverse disposizioni di legge, la sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna.” 2. Il reato è estinto, ove sia stata irrogata una pena detentiva non superiore a due anni soli o congiunti a pena pecuniaria, se nel termine di cinque anni, quando la sentenza concerne un delitto, ovvero di due anni, quando la sentenza concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale, e se è stata applicata una pena pecuniaria o una sanzione sostitutiva, l'applicazione non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena”.

L’intesa tra le parti processuali, per  diventare efficace, deve essere esaminata dal  giudice il quale, verificatane la conformità a legge, l’esattezza del calcolo, l’assenza di ragioni che possano condurre l’imputato ad un immediato proscioglimento, la rende definitiva trasferendola  nella sentenza.

Con il patteggiamento l'imputato ottiene uno sconto della pena, rinunciando a far valere la propria innocenza.

Poteri del giudice e decisione

Il giudice  può esclusivamente accogliere o rigettare la richiesta, e non ha  il potere di modificare o integrare l’accordo delle parti.

Il  giudice non può decidere inoltre sulla base di atti diversi da quelli di indagine presenti nel fascicolo del P.M.

Egli deve verificare la correttezza della qualificazione giuridica del fatto, dell’applicazione e della comparazione delle circostanze  e la congruità della pena richiesta.

Previamente  deve controllare che non ci siano le condizioni per una sentenza di proscioglimento dell’imputato ai sensi dell’art. 129 c.p.p..

La decisione in ordine al patteggiamento è una  sentenza impugnabile solo con ricorso per Cassazione.

Il dissenso del P.M., che deve essere motivato, non impedisce che venga applicata la riduzione di pena se il giudice lo ritiene ingiustificato e reputa congrua la pena;  il dissenso dell'imputato, invece, sulla  proposta unilaterale di patteggiamento formulata dal P.M., non è sindacabile.

Una volta che le parti abbiano prodotto al giudice il proprio accordo o che il P.M. abbia formulato dinanzi a tale organo la propria proposta unilaterale di patteggiamento, questi divengono irrevocabili.

La sentenza di patteggiamento  non è appellabile (se non eccezionalmente dal pubblico ministero). L’unico rimedio consentito è il ricorso per Cassazione per motivi inerenti al calcolo della pena o alla manifesta innocenza del condannato.

La sentenza di patteggiamento diventa definitiva dopo 15 giorni dalla sua emissione

Quando può essere richiesto il  patteggiamento

La richiesta di patteggiamento può essere formulata già durante le  indagini preliminari, ma prima della chiusura dell'udienza preliminare.

Nel corso delle indagini preliminari, l’indagato potrà presentare la richiesta congiunta con il pubblico ministero (o una richiesta con il consenso scritto del PM) ed il giudice fissa l’udienza per la decisione.

In caso di attivazione di altri riti alternativi , la richiesta, se formulata tempestivamente  (nel giudizio direttissimo,  fino all'apertura del dibattimento,  del giudizio immediato, entro 15 giorni dalla emissione del decreto che dispone il giudizio, nel procedimento per decreto penale, con  l’opposizione),  sarà ammissibile.

In udienza, l’imputato può inoltrare la richiesta, oralmente o per iscritto (personalmente o con l’ausilio del proprio difensore munito di procura speciale),  fino all’apertura del dibattimento.

I benefici “premiali” del patteggiamento.

Poiché il patteggiamento è un procedimento speciale volto a definire il processo con sentenza nella fase pre-dibattimentale attribuisce dei vantaggi all’imputato.

  • Innanzi tutto la  riduzione della pena fino a un terzo;
  • In secondo luogo il reato non viene iscritto nel certificato penale che viene fornito a richiesta  dei privati;
  • Il procedimento si definisce con un’unica udienza;
  • Non applicazione delle pene accessorie e delle misure di sicurezza (fatta eccezione per la confisca) nel caso in cui la pena patteggiata non superi i due anni, soli o congiunti a pena pecuniaria;
  • L’imputato non deve pagare le spese del processo.
  • Se l’imputato si astiene,  nei due anni successivi alla sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, qualora sia stato condannato per una contravvenzione, o nei cinque anni successivi, se trattasi di delitto, dal commettere ulteriori reati della stessa indole, il reato per cui è stato condannato ed ogni altro effetto penale sarà estinto (ciò avviene automaticamente, con il semplice decorso del tempo, senza bisogno di alcuna istanza e di questo non si terrà conto in un successivo procedimento  ai fini, ad esempio,  della contestazione della recidiva) (Cass.  n. 6673/2016).
  • A differenza di quello che avviene con il rito abbreviato, la persona offesa non potrà costituirsi per chiedere il risarcimento del danno. Se il danneggiato si era costituito parte civile per avere i danni, la sua azione non potrà essere esaminata nel processo penale ed avrà diritto, al massimo, al risarcimento delle sole spese legali fino ad allora sostenute per la costituzione. La parte offesa potrà far valere le sue ragioni solamente in sede civile.

Casi in cui non si può ricorrere al patteggiamento.

Si può accedere al patteggiamento solo quando,  considerate tutte le circostanze attenuanti e aggravanti, nonché lo sconto di pena fino ad un terzo, la pena non superi i cinque anni di reclusione o di arresto. La pena pecuniaria non viene computata nel calcolo.

Il codice di procedura penale  elenca poi tutta una serie di reati per i quali l’imputato può accedere al rito di cui ci occupiamo solamente se la pena finale non superi i due anni,  soli o congiunti a pena pecuniaria (c.d. patteggiamento ristretto), come ad es. per i reati di violenza sessuale semplice o di gruppo; per  prostituzione e pornografia minorile ecc, e altri (ad es. peculato, concussione, corruzione in atti giudiziari ecc.),  in cui  l’ammissibilità della richiesta di patteggiamento è subordinata alla restituzione integrale del prezzo o del profitto del reato.

Richiesta subordinata alla concessione della sospensione condizionale della pena

L'ultimo comma dell'art. 444 cpp prevede anche la possibilità per la parte che formula la richiesta di patteggiamento di "subordinarne l’efficacia alla concessione della sospensione condizionale della pena". Se ciò avviene, il giudice che ritiene che la sospensione condizionale non possa essere concessa rigetta la richiesta.

Si ammette l'eventuale richiesta di concessione della sospensione condizionale della pena da parte di chi ha già beneficiato della stessa, in occasione di precedente condanna, all'adempimento di uno degli obblighi previsti dall'art. 165, comma primo, cod. pen. ( restituzioni,  pagamento della somma liquidata a titolo di risarcimento del danno o provvisoriamente assegnata sull’ammontare di esso e alla pubblicazione della sentenza a titolo di riparazione del danno, eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato), salvo che ciò sia impossibile.

Il patteggiamento non riguarda  le sanzioni amministrative accessorie al reato e la confisca (Cass.  VI,  n. 54977/2016). Non è onere della parte individuare preventivamente nel patteggiamento la modalità di espiazione in concreto, salvo il calcolo della durata finale, del lavoro sostitutivo di pubblica utilità ( Cass. IV, n. 4927/ 2012), ma in caso ciò avvenga, come condizione espressa o implicita, il giudice ne deve ritenersi “vincolato”. Lo stesso vale  per la rateizzazione della pena pecuniaria (Cass. II, n. 528/ 2005).

Effetti civili della sentenza di patteggiamento

L’art. 445 cpp, comma 1-bis, dispone” Salvo quanto previsto dall'articolo 653, la sentenza prevista dall'articolo 444, comma 2, anche quando è pronunciata dopo la chiusura del dibattimento, non ha efficacia nei giudizi civili o amministrativi . Salve diverse disposizioni di legge, la sentenza è equiparata a una pronuncia di condanna”.

Dunque la sentenza penale di patteggiamento, secondo il codice, non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile e non determina l’inversione dell’onore della prova. Per il giudice civile, la suddetta sentenza non dovrebbe rappresentare un atto, ma un fatto storico che, in quanto tale, potrebbe costituire un indizio ed avere autonoma rilevanza se connotato dai requisiti di gravità, precisione e concordanza, ai sensi di quanto disposto dall’art. 2729 c.c. (Cass. III, n. 20170/2018).

Quanto sopra esposto non ha valore assoluto. Infatti, la sentenza di patteggiamento ha efficacia extrapenale nel caso di responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche amministrazioni, ad es. nei procedimenti disciplinari presso le PP.AA.

La sentenza di patteggiamento – secondo l’orientamento della Suprema Corte che si è affermato recentemente - è comunque un elemento di convincimento, liberamente apprezzabile dal giudice civile: rappresenta in sostanza un fatto storico, da valutare unitamente alle altre risultanze probatorie, giacché è idonea a rivestire un’efficacia indiziaria.

Bisogna poi segnalare che per la Cassazione, con la sentenza numero 20562 del 6 agosto 2018, la sentenza di patteggiamento costituisce “indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l’imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità, ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione

Ora dunque la sentenza di patteggiamento può  essere utilizzata come prova nel corrispondente giudizio di responsabilità in sede civile, atteso che l’imputato non nega la propria responsabilità ed accetta una determinata condanna. Il che sta  a significare che il medesimo ha ritenuto di non contestare il fatto e la propria responsabilità.

Ma c’è di più. Infatti, secondo la Corte, “Il giudice civile può anche utilizzare le dichiarazioni verbalizzate dagli organi di polizia giudiziaria in sede di sommarie informazioni testimoniale  ciò anche se sia mancato il vaglio critico del dibattimento in quanto il procedimento penale è stato definito con il patteggiamento”.

L’istituto del patteggiamento sta dunque subendo un cambiamento significativo. Nel tempo, la richiesta di applicazione della pena, è diventata una forma di ammissione di responsabilità da parte dell’imputato, il quale implicitamente e volontariamente rinuncia ad avvalersi della presunzione di non colpevolezza, diventando  elemento di prova  indiscutibile  per il giudice in sede civile di risarcimento del danno causato.

L’imputato sinora non ammetteva la propria responsabilità, richiedendo l’applicazione della pena attraverso il patteggiamento,  ma  rinunciava esclusivamente a fare valere le proprie eccezioni e difese, sia in relazione alle accuse che sulle questioni procedurali e processuali. Adesso dopo la sentenza citata, il patteggiamento diventerà  un elemento di fondamentale importanza in una causa civile per il risarcimento del danno.

 

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