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Home Articoli e commenti (civile) Opposizioni a sanzioni amministrative Le opposizioni contro le cartelle esattoriali


Le opposizioni contro le cartelle esattoriali

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Nel caso in cui si riceva la notifica di una cartella esattoriale, di regola,  non è più ammissibile l’opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981.

L’art. 204 bis del nuovo codice della strada, introducendo l’alternatività dell’impugnativa dei verbali o delle contestazioni delle violazioni al prefetto o al giudice di pace, richiama per l’opposizione innanzi a quest’ultimo, l’articolo  7 del decreto legislativo 1°settembre 2011, n. 150, che prevede per i residenti in Italia che questa avvenga entro il termine di 30 giorni.

Però tale opposizione, da esperirsi – come detto - nei trenta giorni dalla notifica,  è ammessa soltanto nel caso in cui la parte deduca che tale notifica  costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogatale, in quanto è mancata la notificazione dell'ordinanza-ingiunzione o del processo verbale di contestazione.

La Corte di Cassazione, infatti, ha stabilito che: “In tema di cartella esattoriale emessa per riscuotere sanzioni amministrative pecuniarie,è esperibile l'opposizione L. n. 689 del 1981, ex art. 22 qualora la cartella esattoriale sia stata emessa senza essere preceduta dalla emissione dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento ovvero quando per vizi della notifica l'opponente sia venuto a conoscenza del provvedimento o del verbale per la prima volta con la notificazione della cartella esattoriale:in tal caso, al ricorrente, il quale deduca di non essere stato in grado di proporre l'opposizione di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 22, deve essere consentito di recuperare l'esercizio del mezzo di tutela previsto da detta legge” (Cass. 15149/2005; Cass. 9180/2006).

È appena il caso di rilevare che una opposizione a cartella basata sulla mancata notifica dell’atto presupposto non andrebbe  qualificata in realtà come recuperatoria ex art. 22 L.689/1981 ma come opposizione all’esecuzione per insussistenza del titolo per cui non era configurabile il termine indicato.

In ogni caso la Cassazione ha chiarito il principio secondo il quale, ove sia stato intimato da un Comune ad un privato il pagamento di una somma ed il privato abbia promosso il giudizio di opposizione con le modalità del procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione anziché con il rito dell'opposizione all'esecuzione di cui all'art. 615 cod. proc. civ., ciò non costituisce di per sé motivo di inammissibilità della domanda, né di invalidità assoluta del giudizio, essendo il giudice tenuto, anche d'ufficio, a disporre la conversione del rito e a fissare un termine per l'eventuale integrazione dell'atto introduttivo (Cassazione civile , sez. VI, sent. del  20/01/2014 n. 1089).

Detto questo, va ricordato che qualora, invece, la cartella esattoriale sia stata regolarmente notificata per attivare il procedimento esecutivo di riscossione della sanzione, il destinatario che voglia contestare l’esistenza del titolo esecutivo può esperire l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 ovvero, se intenda dedurre vizi formali della cartella, l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., secondo le forme ordinarie e quindi in questo ultimo caso entro 20 giorni dalla notifica dell’atto da impugnare. (Cass. n. 5871 del 2007; Cass. 21793 del 2010).

La cartella esattoriale è dunque l’atto che precede l’esecuzione forzata, che viene notificato quando non è stata proposta opposizione nei trenta giorni,  ovvero quando l’opposizione medesima è stata rigettata: essa equivale, in termini codicistici,  all’atto prodromico  dell’esecuzione e, in tal senso, si identifica con il precetto al quale, in termini di procedura, equivale.

Prescrizione

Il termine di prescrizione della cartella varia a seconda del debito che sta alla base di essa. Una volta trascorso il tempo di legge, il debito è prescritto e dunque Equitalia non ha più titolo per procedere agli atti esecutivi.

Nel dettaglio:

La prescrizione dell’Irpef

La Cassazione ha sempre ritenuto che la cartella di Equitalia contenente debiti per Irpef si prescrive in 10 anni. Tuttavia, di recente, la stessa Cassazione e alcuni Tribunali di merito recentemente hanno affermato che la prescrizione dell’Irpef si compie in cinque anni.

La prescrizione dell’Iva

La cartella di Equitalia contenente debiti per Iva non pagata si prescrive in 10 anni. Nel caso di mancato pagamento dell’Iva per somme superiori a 250.000 euro, inoltre, si configura il reato di omesso versamento di Iva.

La prescrizione dell’Irap

La cartella di Equitalia contenente debiti per Irap non pagata si prescrive in 10 anni. In questo caso, però, chi evade l’Irap non commette  reato.

La prescrizione dell’imposta di registro e ipocatastale

In questo caso la prescrizione si compie in  10 anni.

La prescrizione delle sanzioni e delle multe

Multe stradali e altre sanzioni amministrative si prescrivono in 5 anni.

La prescrizione dell’imposta sui rifiuti

L’imposta sulla spazzatura, la  Tari, si prescrive in 5 anni.

La prescrizione dell’Ici e della Tasi

Le imposte sulla casa (ICI, TASI) si prescrivono in 5 anni.

La prescrizione della Tarsu e della Tosap

Anche in 5 anni si prescrivono Tasu e Tosap, come tutte le imposte regionali.

La prescrizione del bollo auto

Il pagamento del bollo auto si prescrive in tre anni. Il termine inizia a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui il pagamento è scaduto. Per esempio, per un bollo auto che deve essere pagato nel 2016, la prescrizione si verifica il 31 dicembre del 2019.

La prescrizione dei contributi Inps e Inail

Tutti i contributi previdenziali, dovuti a Inps e Inail, si prescrivono in 5 anni.

Canone Rai

E’ stata dichiarata definitivamente la natura di tributo del canone rai che quindi si prescrive in 10 anni.

Naturalmente la  prescrizione si può interrompere con un sollecito di pagamento da parte dell’Ente addetto alla riscossione, e a quel punto il termine inizia di nuovo a decorrere dal giorno successivo a quello di ricevimento di tale atto.

Il  contribuente, prima di fare ricorso alla Magistratura, può  sempre chiedere la “cancellazione” della cartella affetta da prescrizione con un’istanza di autotutela, per indurre Equitalia allo sgravio della cartella.

Opposizione all’esecuzione

Avverso la notifica della cartella di pagamento può essere proposta opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c.. Così dispone il predetto articolo: “Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata, si può proporre opposizione al precetto con citazione davanti al giudice competente per materia o valore e per territorio a norma dell'art. 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte l'efficacia esecutiva del titolo. Quando è iniziata l'esecuzione, l'opposizione di cui al comma precedente e quella che riguarda la pignorabilità dei beni propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa. Questi fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio  per la notificazione del ricorso e del decreto”.

L'opposizione all'esecuzione, proposta ai sensi dell'art. 615 c.p.c., si sostanzia in una domanda tendente all'accertamento negativo della pretesa esecutiva del creditore procedente: con l'opposizione all'esecuzione si contesta in sostanza l'an dell'esecuzione, cioè il diritto della parte istante di procedere ad esecuzione forzata per difetto originario o sopravvenuto del titolo esecutivo ovvero – una volta iniziata l’espropriazione - della pignorabilità dei beni (Cass. civ., sez. III, 6 aprile 2006, n. 8112).

L’opposizione all’esecuzione è pertanto il rimedio processuale da adottare quando l’opponente o contesta l’illegittimità della iscrizione al ruolo per omessa notifica della stessa cartella, e quindi per la mancanza di un titolo legittimante l’iscrizione al ruolo, o adduce fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo esecutivo, come, ad esempio, la prescrizione maturata dopo l’irrogazione della sanzione o il pagamento di quest’ultima. Al procedimento di opposizione all’esecuzione è’ applicabile in toto il rito ordinario (con esclusione quindi, in particolare, del termine di decadenza di cui all'art. 22 della legge n. 689 del 1981), anche quanto alle impugnazioni proponibili (Cass. civ., sez. un., 13 luglio 2000, n. 489). 

Competenza. In tema di opposizione all’esecuzione ex art. 615, comma 1, c.p.c., competente per territorio non è il Giudice territorialmente competente a conoscere l’impugnazione relativa alla  materia oggetto della cartella, bensì il Giudice del luogo ove deve avvenire l’esecuzione,  come sancito dall’art. 27 c.p.c., a cui fa espresso rinvio lo stesso primo comma dell’art. 615 c.p.c. ( Giudice di Pace di Lamezia Terme, sent.  30.05.2007 n. 697).

La  competenza per valore dell’opposizione all’esecuzione si individua secondo le regole ordinarie (Artt. 7 e 9 C.p.c.).

Al giudice tributario appartiene la cognizione delle obbligazioni di natura fiscale, il giudice ordinario giudica delle altre materia nella specie obbligazioni dovute a titolo di sanzioni amministrative pecuniarie dovute per violazioni al codice della strada, mentre il Tribunale, in funzione di giudice del lavoro, giudica in materia di contributi previdenziali .

Termine. L’opposizione alla cartella esattoriale, in quanto opposizione all’esecuzione, può essere proposta anche oltre i 60 giorni dalla notificazione della cartella impugnata (Cass.16 novembre 1999 n.12685).Dunque non si applica  l'art. 205 C.d.S. e dunque l’opposizione all’esecuzione può essere esperita  sino a quando non sia iniziata l’esecuzione (cioè il pignoramento).

Forma. L’opposizione all’esecuzione ex art. 615 C.p.c. si propone con atto di citazione. Peraltro in caso di introduzione dell’opposizione con ricorso, la dottrina e la giurisprudenza predominante ne hanno riconosciuto l’ammissibilità, osservando che il processo davanti al Giudice di pace può iniziare oltre che con citazione o con proposizione verbale, ed anche con la comparizione personale delle parti direttamente all’udienza senza alcuno scritto difensivo preparatorio. In tal caso, si è ritenuto che l’opposizione avrebbe comunque  raggiunto lo scopo di notiziare i convenuti che, in ogni caso, qualora si costituissero, sanerebbero  il vizio di forma.

Parti. In sede di opposizione a cartella esattoriale, emessa per il pagamento di sanzione amministrativa, è consentito all'intimato, qualora si deduca la mancata notifica del verbale di accertamento dell'infrazione o dell'ordinanza-ingiunzione irrogativa della sanzione, contestare per la prima volta la validità del titolo esecutivo; in tal caso al soggetto esattore deve riconoscersi, insieme all'ente impositore titolare della pretesa contestata, la concorrente legittimazione passiva. Di conseguenza, l'opposizione deve essere proposta anche nei confronti del medesimo esattore, che ha emesso la cartella esattoriale  ed al quale va riconosciuto l'interesse a resistere anche per gli innegabili riflessi che un eventuale accoglimento dell'opposizione potrebbe comportare nei rapporti con l'ente, che ha provveduto ad inserire la sanzione nei ruoli trasmessi ai sensi dell'articolo 27 della legge 24 novembre 1981 n. 689. Inoltre, trattandosi d'ipotesi di litisconsorzio necessario, la mancata integrazione del contraddittorio può essere rilevata anche d'ufficio in ogni stato e grado del processo. (In un caso la S.C. ha cassato con rinvio l'impugnata sentenza sussistendo nullità del giudizio di primo grado perché il Giudice di pace l'aveva pronunciata in difetto di contraddittorio nei confronti della società concessionaria del servizio riscossione, che aveva predisposto e notificato, per il pagamento della sanzione pecuniaria per infrazione stradale, la cartella esattoriale oggetto di opposizione) (Cass. civ., sez. II, 20 novembre 2007, n. 24154).

Esecuzione.

Per le cartelle non pagate e contro le quali non e’ stata fatta opposizione l’esattoria può non solo procedere a pignoramento mobiliare, immobiliare, e presso terzi, ma anche al fermo amministrativo e può procedere ad iscrivere ipoteca sugli immobili.

Opposizione all’esecuzione

L'opposizione con la quale si denuncino vizi propri della cartella esattoriale, per carenze di elementi che essa dovrebbe contenere, è qualificabile  come opposizione agli atti esecutivi e, pertanto, ai sensi dell'art. 617 c.p.c., va proposta in Tribunale e nei termini di cui all'art. 617 c.p.c. cioè nei venti giorni dalla notificazione dell'atto impugnato.

L’art. 617  afferma: “Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480 terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giorni dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto.
Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato impossibile proporre prima dell'inizio dell'esecuzione e quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di esecuzione si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione nel termine perentorio di venti giorni dal primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti
”.

Vediamo nel dettaglio i vizi propri della cartella:

1)Assenza o non corretta apposizione  della relata di notifica

Se la relata di notifica  manca del tutto sulla cartella, oppure non indichi la data di consegna al destinatario (Cass. n. 398/2012), oppure se non sia posta in calce alla cartella (Cass. n. 6750/2007).

2)Mancata specifica  degli interessi applicati

3) Cartelle sottoscritte  dai "falsi dirigenti"

Ricordiamo che la sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale ha dichiarato la nullità delle nomine che hanno elevato a ruolo di dirigenti i funzionari dell'Agenzia delle Entrate senza lo svolgimento di un concorso pubblico.

4) Omessa motivazione e/o impossibile identificazione del presunto credito.

Tutti gli atti tributari, amministrativi e comunque impositivi devono, a pena di nullità, essere motivati in relazione ai presupposti di fatto che li hanno determinati, per consentire al contribuente di poter eventualmente effettuare i debiti controlli e proporre eventuali contestazioni.  La semplice indicazione, nell’atto esecutivo, dei dati numerici della cartella, senza riprodurne il contenuto, e l’anno di riferimento della stessa, sono dati oscuri e di difficile comprensione per il destinatario dell’intimazione medesima    (in tal senso ad es. Comm. Trib. Prov. Roma sent. N. 93 del 05.07.2007).

5) Omessa e/o incompleta indicazione degli Organi giurisdizionali a cui proporre ricorso. L’indicazione  generica della possibilità di rivolgersi per opposizione a “Commissioni tributarie, Tribunali amministrativi regionali, Autorità giudiziaria ordinaria”, senza ulteriori specificazioni ed indicazioni, non fornisce alcuna precisa indicazione in merito al contribuente, lasciando lo stesso nell’incertezza più totale e sopprimendo del tutto il suo diritto di agire in giudizio a tutela dei suoi diritti.

6) Omessa o irregolare notifica degli atti presupposti.

Le cartelle di pagamento, a cui sui fa riferimento, devono essere state validamente notificate all’istante. Recentemente vari giudici hanno statuito che sono tutte nulle le cartelle di pagamento di Equitalia notificate tramite PEC. La posta elettronica certificata, infatti, non offre le garanzie tipiche della raccomandata tradizionale, in quanto non contiene l’originale della cartella, ma solo una copia informatica, priva peraltro dell’attestazione di conformità (si veda ad es.  Commissione Tributaria Provinciale di Lecce sent. n. 611 del 7.07.2015). La copia informatica non può dunque assumere alcun valore giuridico perché non garantisce il fatto che il documento inoltrato sia identico, in tutto e per tutto, all’originale che, in questo caso, resta nelle mani di Equitalia. Per lo stesso principio, da ritenere del tutto condivisibile,  si debbono ritenere nulle, come nel caso di specie,   anche  le notifiche eseguite  via PEC dell’intimazione di pagamento e del pignoramento presso terzi. Mentre infatti il cittadino soggetto ad esecuzione sulla base delle norme previste dal codice di procedura civile è  tutelato dalla conformità delle copie degli atti apposta da un Pubblico Ufficiale a ciò abilitato, e dall’invio degli originali dei titoli, il cittadino soggetto ad esecuzione da parte di Equitalia, ricevendo le notifiche via PEC,  rinviene solo copie informatiche degli atti, senza alcuna attestazione di conformità nei modi previsti dalla legge, restando l’originale dello stesso sempre nelle mani della Società di riscossione. Peraltro, è di tutta evidenza che dirigenti, funzionari e dipendenti di Equitalia non sono comunque Pubblici Ufficiali e, pertanto, non spetterebbe ad essi, in ogni caso,  apporre l’autentica sulle copie delle cartelle di Equitalia. Inoltre  la notifica tramite PEC non garantisce la piena prova dell’effettiva consegna del documento al destinatario. Con il sistema tradizionale della notifica cartacea, tale circostanza è garantita dall’Ufficiale Giudiziario,  dal postino o dal messo notificatore i quali, poiché  Pubblici Ufficiali, possono dare  “fede privilegiata” alla propria attestazione di consegna (sia essa la relata di notifica o il registro di consegne delle raccomandate a.r.).

7) Omesso avviso ex articolo 50 del D.P.R. n. 602/73. Se è trascorso più di un anno dalla notifica della cartella di pagamento, l'espropriazione deve essere preceduta dalla notifica di un avviso che contiene l'intimazione ad adempiere l'obbligo risultante dal ruolo entro cinque giorni. In mancanza, il pignoramento eseguito è nullo.

8) Mancato rispetto del termine di sessanta giorni dalla cartella. Il pignoramento non può essere iniziato prima che siano decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella, ai sensi dell'articolo 50, primo comma, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602/73.

Bisogna tenere conto dei limiti dell'opposizione.

L’ Agente per la riscossione può pignorare i crediti del debitore secondo una procedura molto più semplice di quella prevista dal Codice di procedura civile senza citare il terzo dinanzi al Tribunale competente per ottenere in questa sede l'ordinanza di assegnazione, ma può direttamente ordinare al terzo di corrispondere entro sessanta giorni le somme che dovrebbe altrimenti versare al debitore, salvo che per i crediti pensionistici (il c.d.  "pignoramento diretto" previsto dagli articoli 72 bis e seguenti del DPRn. 602/73).

Le opposizioni all'esecuzione e agli atti esecutivi avverso il pignoramento in questione sono soggette ai limiti di cui all'articolo 57 del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602/73.

In base a tale  norma le opposizioni all'esecuzione (ex articolo 615 del Codice di procedura civile) possono riguardare solo la pignorabilità dei beni (ad esempio: per contestare un pignoramento effettuato sulla "prima casa" del debitore) e le opposizioni agli atti esecutivi (ex articolo 617 del Cpc), invece, possono riguardare i vizi formali della procedura ma non la regolarità formale e la notificazione del titolo esecutivo.

L'articolo 57 citato, infatti, stabilisce: “"1. Non sono ammesse:a) le opposizioni regolate dall'articolo 615 del codice di procedura civile, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni;b) le opposizioni regolate dall'articolo 617 del codice di procedura civile relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo.

2. Se è proposta opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, il giudice fissa l'udienza di comparizione delle parti avanti a sè con decreto steso in calce al ricorso, ordinando al concessionario di depositare in cancelleria, cinque giorni prima dell'udienza, l'estratto del ruolo e copia di tutti gli atti di esecuzione".

Tali limitazioni, però, dovrebbero essere valide solo  per le imposte e tasse di natura erariale; infatti il Dpr 602/73 si applica soltanto ai tributi erariali (iva, irpef, Ires), ma non ad esempio alle multe e ai contributi previdenziali.

Rateizzazione e rottamazione

Se il contribuente non è in grado di pagare in un’unica soluzione quanto ingiunto con la cartella da parte di  Equitalia, può richiedere la rateazione del debito fino a  72 rate mensili, senza documentare  alcuna situazione di difficoltà economica. Questo per debiti fino a  50.000 euro. Per debiti superiori, Equitalia invece  valuta l’effettiva ricorrenza in concreto della temporanea difficoltà del contribuente.

L’importo minimo di ogni rata non può essere inferiore a 100,00 euro. L’accoglimento della rateizzazione impedisce l’avvio di azioni cautelari (iscrizione dell’ipoteca) ed esecutive (pignoramento, fermo amministrativo ecc.), se non nel caso di rigetto dell’istanza o di decadenza;

Si decade dalla rateazione a seguito del mancato pagamento di otto rate anche non consecutive.

Se poi c’è poi  una rateizzazione in corso e si  riceve successivamente una nuova cartella, si può  chiedere un nuovo piano di dilazione a Equitalia. La nuova rateizzazione può essere concessa solo se si è in regola con i pagamenti del piano di rateizzazione.

L’istanza per aderire invece alla c.d. rottamazione delle cartelle va presentata entro il 31 marzo 2017, ed entro il  31 maggio 2017 Equitalia comunicherà l’ammontare del debito residuo dovuto. Per evitare sorprese.

Il contribuente può revocare l’istanza entro la fine di marzo oppure, se si ha una dilazione in corso, non pagare la rata di luglio e proseguire nel pagamento dilazionato.

L’art. 6 del Dl 193/2016 afferma: “A seguito della presentazione della dichiarazione (la richiesta di rottamazione)  sono sospesi i termini di prescrizione e decadenza per il recupero dei carichi che sono oggetto di tale dichiarazione (…). L’agente della riscossione, relativamente ai carichi definibili ai sensi del presente articolo, non può avviare nuove azioni esecutive ovvero iscrivere nuovi fermi amministrativi e ipoteche, fatti salvi i fermi amministrativi e le ipoteche già iscritti alla data di presentazione della dichiarazione, e non può altresì proseguire le procedure di recupero coattivo precedentemente avviate, a condizione che non si sia ancora tenuto il primo incanto con esito positivo ovvero non sia stata presentata istanza di assegnazione ovvero non sia stato già emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati”.

Dunque la presentazione della domanda di adesione alla rottamazione di Equitalia estingue le cause in corso in riferimento alle cartelle esattoriali ma non  le procedure esecutive quali ad esempio  i  pignoramenti dello stipendio e del conto corrente, che andranno ugualmente avanti, salvo che  intervenga tra le parti un accordo in forza del quale Equitalia rinuncerà alle  procedure.

 

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